Alla faccia del democratico 2

Archiviato il 31/10/2009 in: fuoridalquartiere

Il sindaco democraticissimo di Montalto di Castro Salvatore Carai ha smentito le sue frasi xenofobe sui romeni , siamo contenti  per lui , certo siamo basiti per il comportamento del primo cittadino che dal bilancio comunale del paese dell'Alta Tuscia stanzia 40 mila euro per difendere dei volgari strupatori , un branco che ha violentato una ragazzina di 15 anni, certo tra i "bravi ragazzi" c'era un suo nipote , ma dico che consiglio comunale esiste a Montalto di  Castro , che abitanti sono quelli che a telecamere aperte affermano : «Sono bravi ragazzi, la colpa è di lei».

Un “branco” per il quale il tribunale dei Minori di Roma ha accolto la richiesta di «messa alla prova», avanzata dagli avvocati degli otto ragazzi di Montalto accusati di stupro nei confronti di quella giovanissima di Tarquinia. E per tutti, adesso, ventotto mesi di “servizio civile”, durante i quali dovranno dare prova di essersi pentiti in modo da evitare il rinvio a giudizio.

«Nessuno ha mai pensato al reinserimento di Marinella. Accanto a lei non c’è mai stata alcuna istituzione pubblica, nessuno le ha chiesto di cosa avesse bisogno. Nessuno le ha mai proposto un lavoro, nemmeno stagionale, nonostante che abbia dovuto lasciare la scuola» - ha tuonato l’avvocato Piermaria Sciullo, difensore della studentessa di Tarquinia - La legge prevede che i suoi stupratori, perché minorenni, vadano aiutati a reinserirsi in società, ma intanto la loro vittima è stata completamente abbandonata a se stessa. Non ce l’ha nemmeno fatta a essere presente in aula il giorno dell’udienza. E non ha ricevuto nessuna solidarietà né dalle istituzioni locali né da chi le aveva assicurato la propria disponibilità ad aiutarla». L’avvocato Sciullo è sicuro che «assistenti sociali, psicologi, e altre figure di supporto in questa fase potrebbero essere un valido aiuto per la ragazza. Ma non si sono mai visti».

Marinella, pur essendo una studentessa modello, dopo lo stupro non ce l’ha fatta a tornare a scuola. Ha anche provato a iscriversi in un istituto di Roma, ma non è riuscita a inserirsi. Da allora ha provato a cercare un lavoro, anche stagionale, ma nessuno glielo ha offerto.

Una domanda provocatorio ma se Marinella fosse stata sua figlia ? I bravi ragazzi sarebbero sempre bravi ragazzi?

I MOSTRI CHE NON DORMONO MAI

 

"Tu che ogni giorno subisci violenza. Ogni giorno, e sei sempre tu, con un nome diverso, in un luogo diverso, in età diverse, ma il dolore, le umiliazioni, quelle sono sempre le stesse.... "

Ilmioquartiere @ 21:41 | commenti: commenti (popup)

Alla faccia del democratico

Archiviato il 27/10/2009 in: fuoridalquartiere

 «Per il sindaco di Montalto di Castro Salvatore Carai, lo stupro esiste solo se commesso dai cittadini romeni. Egli ha infatti affermato che "dalle nostre parti le uniche bestie sono gli immigrati romeni. Loro sì che lo stupro l'hanno nel sangue", aggiungendo poi altre espressioni xenofobe». È quanto denuncia in una nota diffusa oggi Marian Mocanu, consigliere del presidente del Senato della Romania.

«Secondo quanto appreso dalla stampa Carai avrebbe espresso la frase discriminatoria e diffamatoria nei confronti della comunità romena, commentando la decisione del tribunale dei minori di Roma di affidare ai servizi sociali un gruppo di suoi concittadini presunti responsabili di una violenza contro una ragazza di 15 anni».

Per Macanu, l'affermazione di Carai, oltre ad essere «ingiuriosa nei confronti della comunità romena italiana e laziale, è la spia di un clima di palese romenofobia che ha offeso ed offende sia il milione di romeni residenti in Italia che gli stessi italiani che non condividono la deriva xenofoba e razzista del sindaco di Montalto di Castro». Macanu conclude auspicando che le forze politiche, in primo luogo il Pd, partito in cui milita Carai, «prendano le distanze da espressioni come quelle sindaco di Montalto di Castro, Salvatore Carai».

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Immigrazione e reati

Archiviato il 18/10/2009 in: fuoridalquartiere

IMMIGRAZIONE - Un detenuto su tre nelle carceri italiane è straniero: su 65 mila persone ospitate nei penitenziari della penisola, 24 mila sono cittadini stranieri (il 37%). Sono i dati diffusi dal Sindacato autonomo della polizia penitenziaria (Sappe) che chiede al governo Berlusconi di «incrementare concretamente le espulsioni dei detenuti stranieri» per alleviare i gravi problemi di sovraffollamento delle carceri. «Si deve incrementare il grado di attuazione della norma che prevede l’applicazione della misura alternativa dell’espulsione per i detenuti stranieri i quali debbano scontare una pena, anche residua, inferiore ai due anni; potere che la legge affida alla magistratura di sorveglianza», afferma Donato Capece, segretario generale del Sappe. «I dati - prosegue Capece - evidenziano un boom di detenuti stranieri nelle carceri italiane. Si stratta di numeri incontrovertibili». «Oggi abbiamo in Italia 65.000 detenuti: ben 24mila (il 37% del totale) sono stranieri: 4.333 sono i comunitari detenuti (3.953 gli uomini e 380 donne) mentre quelli extracomunitari sono ben 19.666 (18.827 uomini e 839 donne)». In alcuni Istituti la percentuale di presenza di detenuti stranieri è davvero altissima: nella Casa Circondariale di Padova sono l’83%, al Don Soria di Alessandria il 72% come a Brescia mentre nella sarda Is Arenas Arbus sono il 73%. E buona parte dei penitenziari del Nord hanno una presenza varia che oscilla tra il 60 ed il 70%.

ESASPERAZIONE - «Questo accentua - continua Capece - per le difficoltà di comunicazione e per una serie di atteggiamenti troppo spesso aggressivi - le criticità con cui quotidianamente devono confrontarsi le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria. Si pensi, ad esempio, agli atti di autolesionismo in carcere, che hanno spesso la forma di gesti plateali, distinguibili dai tentativi di suicidio in quanto le modalità di esecuzione permettono ragionevolmente di escludere la reale determinazione di porre fine alla propria vita». Le motivazioni messe in evidenza sono varie: esasperazione, disagio (che si acuisce in condizioni di sovraffollamento), impatto con la natura dura e spesso violenta del carcere, insofferenza per le lentezze burocratiche, convinzione che i propri diritti non siano rispettati, voglia di uscire anche per pochi giorni, anche solo per ricevere delle cure mediche. Ecco, queste situazioni di disagio si accentuano per gli immigrati che per diversi problemi legati alla lingua e all’adattamento pongono in essere gesti dimostrativi.

Il ACCORDI CON PAESI D'ORIGINE - Sappe chiede dunque al Governo Berlusconi di «recuperare il tempo perso su questa significativa criticità penitenziaria e di avviare rapidamente le trattative con i Paesi esteri da cui provengono i detenuti - a partire da Romania, Tunisia, Marocco, Algeria, Albania, Nigeria - affinchè scontino la pena nei Paesi d’origine». Questo, oltre a mettere un freno ad una grave emergenza, potrebbe rivelarsi un buon affare anche per le casse dello Stato, con risparmi di centinaia di milioni di euro, nonché per la sicurezza dei cittadini. Un detenuto - ricorda Capece - costa infatti in media circa 300 euro al giorno allo Stato italiano».


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L'Islam a scuola

Archiviato il 18/10/2009 in: fuoridalquartiere

Un commento da parte di uno dei Fini boys , alla proposta del convegno asolano , alla fine dell'articolo il link per leggere il documento del convegno , buona lettura.

Ma l'Islam a scuola non è una provocazione di Antonio Rapisarda 

La proposta di un’ora di religione islamica nelle scuole italiane non è né una novità né una provocazione. Al contrario. Ma ogni volta che se ne parla sembra che questo sia il pretesto per intromettere nella discussione politica un elemento estraneo. I numeri dell’immigrazione e della presenza di fedeli di religione musulmana nel nostro paese, invece, parlano di altro. Così come il cammino di questa proposta che negli anni ha visto politici, istituzioni e le stesse gerarchie cattoliche cercare di trovare un punto di accordo. Segno che il problema persiste e che non è stato ancora risolto. La proposta allora – così come è emerso anche dai lavori di Dialoghi Asolani, il workshop delle fondazioni Farefuturo e Italianieuropei – si inserisce nel progetto della creazione di un islam italiano che sia allo stesso tempo un tassello del percorso dell’integrazione e un argine alla proliferazione dei ghetti religiosi. Come ha spiegato Adolfo Urso – viceministro alle Attività produttive – questa proposta si inserisce come un passaggio «dell’altra faccia della medaglia. Dopo la severità delle leggi sull’immigrazione, il secondo passaggio è l’integrazione».

Ecco che la ragione dell’insegnamento del Corano nelle scuole serve a garantire prima di tutto due premesse, «ossia il principio della libertà religiosa e l’italianizzazione dell’islam. Noi abbiamo l’esigenza di un islam che parli italiano e che sia pienamente inserito nelle regole e nel tessuto della società italiana. A questo fine strumento prioritario è l’insegnamento» spiega Mario Ciampi, direttore di Farefuturo. Nonostante questo, le polemiche non sono mancate. La Lega, ad esempio ha considerato l’idea inaccettabile. «Non porsi il problema – continua Ciampi - significa lasciare la confusione che c’è e che a lungo andare insieme alla mancanza di integrazione potrebbe anche portare a problemi di ordine pubblico. Se non è questa la via per un italianizzazione dell’Islam occorre in ogni caso pensare a delle alternative credibili ed efficaci che consentano di coniugare la libertà religiosa con la piena integrazione degli immigrati di religione islamica nel nostro Paese». E questa misura, poi, andrebbe anche a impedire ogni tentazione iper-laica. «Attenzione ad evitare i rischi di un assimilazionismo alla francese – conclude il direttore di Farefuturo - che per paura delle differenze culturali rischia di mortificare, insieme alle proprie tradizioni cristiane, anche le altre specificità culturali imponendo un’omologazione al ribasso».

Lo stesso  paper presentato dal think tank – “Immigrazione integrata e cittadinanza di qualità” – chiarisce non solo che non si è trattato di una battuta ma soprattutto come questa proposta si innesti con altre proposte politiche: «Creare un clima favorevole di apprendimento è la principale via per ottenere un processo di integrazione efficace. In quest’ottica si propone anche di valorizzare il ruolo positivo delle religioni all’interno di uno stato laico, quale elemento importante nel processo formativo». Il problema dello status quo, nel vuoto normativo, è chiaro: «La strada dell’insegnamento facoltativo delle religioni nelle scuole pubbliche – si legge ancora nel documento - è certamente preferibile alla presenza di scuole specifiche a fondamento religioso, che nel nostro contesto rischiano di diventare alternative e contrastanti, fonte di esclusione e di contrasto».

Come si vede, quello dell’insegnamento della religione musulmana nelle scuole si propone non solo come strumento per garantire il riconoscimento alla libertà religiosa, ma anche come un per evitare fin dal principio lo scontro di civiltà. E il dibattito sull'argomento non è una novità. Già nel 2006 Giuseppe Pisanu, allora ministro dell’Interno, aveva proposto alla Consulta islamica l’introduzione dell’insegnamento dell’Islam nelle scuole come materia facoltativa. Sergio Romano, poi, sul Corriere della Sera spiegava ad esempio come «nel momento in cui i musulmani sono grossomodo un milione e l’Islam è ormai la seconda religione italiana, mi sembra difficile negare agli uni ciò che viene concesso agli altri».

Il commento di Romano giungeva come una risposta all’apertura sull’argomento da parte del cardinale Renato Raffaele Martino che si era dichiarato d’accordo all’ora di religione islamica laddove vi fosse una richiesta da parte degli alunni: «Se in una scuola ci sono cento bambini di religione musulmana non vedo perché non si possa insegnare la loro religione: questo è il rispetto dell’essere umano e il rispetto non deve essere selezionato». La stessa Chiesa – in sede ufficiale – già ai tempi non si dichiarava pregiudizialmente contraria ma esponeva tutto sommato gli stessi dubbi della politica: la formazione degli insegnanti e il controllo qualora dovessero essere degli imam.

A conforto di questa legittima preoccupazione gli esempi in Europa non mancano. Nicolas Sarkozy ha adottato la “via francese” all' Islam. Inaugurata nel 2002, quando era ministro dell'Interno, dall'istituzione del Consiglio francese del culto musulmano, ha previsto la formazione di imam francesi, che studiano religioni, laicità, interculturalismo con l’obiettivo di formare religiosi che avessero conoscenze giuridiche e civiche di base per esercitare le loro funzioni in modo corretto. Lo scopo, come è evidente, è stato quello di evitare o almeno limitare il sorgere di nuclei di fondamentalismo assicurando ai fedeli luoghi di culto che non sfuggano al controllo statale. Una proposta simile, rimodulata secondo le esigenze didattiche della scuola, sembra provenire dal viceministro Urso: «Dovrebbero essere docenti riconosciuti, italiani che parlano in italiano. Al limite anche imam, a patto che abbiano i requisiti e che siano registrati in un apposito albo. Stiamo parlando di insegnanti reclutati con criteri pubblici».

Come si può vedere, quindi, non si tratta di provocazione. Ma di una proposta politica condivisa tra settori della maggioranza e dell’opposizione. Non si comprende, a questo punto, la natura delle polemiche che hanno accompagnato. Perché se si vuole un islam moderato e integrato con la società italiana, e far emergere quel fenomeno sommerso dove prolifera la predicazione radicale, questo percorso non può che partire ed essere stimolato nel luogo dove ha inizio il percorso di ogni futuro cittadino: la scuola.

 http://www.ffwebmagazine.it/documenti/pdf/Paper%20FAREFUTURO%20DEFINITIVO.pdf

 

Ilmioquartiere @ 20:56 | commenti: commenti (popup)

WILLY IL COYOTE

Archiviato il 17/10/2009 in: fuoridalquartiere

Poi oggi pubblichiamo , un articolo leggero ma che ci piace molto , è un articolo da leggere  sorridendo , senza nessun impegno.

Il futurismo esiste ancora.
Lo conosciamo bene, il movimento artistico proto-fascista (o semplicemente pro-fascista?), simboleggiato dal suo esponente di spicco (quel Marinetti che organizzava goliardiche spedizioni punitive da Milano a Firenze per fare a botte con gli intellettuali toscani che si riunivano al Caffè delle Giubbe Rosse, come Papini... e nel 1922 saranno tutti, milanesi e toscani, futuristi), ma nessuno crederebbe che ancora oggi un'idea -troppo accostata al fascismo perché nell'Italia di oggi potssa avere ancora spazio, si penserebbe- abbia trovato un nuovo eroe...
Oriana Fallaci aveva già lanciato l'allarme negli anni Ottanta, rivolgendo i suoi strali sul cugino del nostro eroe, il Gatto chiamato Silvestro, non per nulla nero come il lutto. "Si fa esplodere, si rompe come un bicchiere, si rialza tutto d'un pezzo: attenti, quel gatto piace ai fascisti", scriveva su L'Espresso la Grande Accusatrice Nazionale. E infatti, oltre che figli della stessa madre -l'americana Warner Bros Cartoons- Gatto e Coyote (ma sì, l'avevate capito che stavamo parlando di Wil E. Coyote, in Italia noto come Willy) sono profondamente affini.
Il Coyote è uno straordinario futurista, e incarna al millesimo una cultura che palesa nei suoi tratti un evidente proto-fascismo, una sorta di spinta culturale rivoluzionaria assai simile a quella che negli ultima anni Dieci e nei primi anni anni Venti fu prodromica, fino a immedesimarsene, alla Rivoluzione mussoliniana.
Ma guardiamolo bene, il nostro amico Coyote.
Egli, innanzitutto, è un tenerissimo, adorabile esempio di cattiveria non malvagia. E' un cattivista, non un cattivo: la sua è una cattiveria estetica, quasi un'incarnazione del wei wu wei cinese, l'agire senza agire. Insegue nel (futurista) scenario vastissimo del Canyon americano un odioso gallinaceo in forma di struzzo, che emette un antipaticissimo bip-bip e sfugge agli sforzi bellici del nostro eroe sfruttando la sua straordinaria velocità naturale. Si capisce subito che il Coyote non prenderà mai lo struzzo, ma questo non ferma il nostro peloso amico dal suo tentativo incessante, infinito, dalla sua sfida eterna: è proprio così, il Coyote incarna il Mito più eterno e simbolico dell'Occidente, quello dell'Ulisse. E la sfida è pienamente accettata.
Il Coyote, così, si fa sacerdote della Dea futurista più adorata: la Tecnica. E' un alfiere Jungeriano nel deserto del canyon, un SuperCoyote nietzschiano; a volte un Titano, che elabora piani complicatissimi, fatti di carrucole e di pulegge, di funi che si tendono sul Canyon, su abissi di centinaia di metri, nei quali immancabilmente il nostro eroe precipita, precedendo di solito un enorme masso che gli piomberà in testa, a sovrapprezzo della rovinosa caduta nel vuoto. E proprio come ogni eroe, tosto il Coyote si rialza, magari per ricevere un altro masso (eh sì, alle volte sono due), ma sempre incrollabile, indistruttibile.
L'abbiamo visto perfino solcare i cieli indossando una tuta alare in similpipistrello!
La sue fede nella Tecnica è tale che egli, nonostante i ripetuti insuccessi nella sua eterna caccia al Road-Runner dovuti anche al malfunzionamento dei marchingegni che utilizza, continua imperterrito a servirsi dalla società tutto-venditrice che gli sbologna gli improbabili macchinari: la ormai celeberrima ACME.
Il Coyote, negli anni, ha comprato razzi da cavalcare, catapulte in kit di montaggio, funi elastiche iperresistenti per fiondarsi sul bersaglio, richiami per struzzi, pattini a motore, la tuta alare / deltaplano, motorini tascabili... c'è sempre un dettaglio, nel montaggio, nel funzionamento, nell'ambiente circostante, che fa saltare in aria (a volte letteralmente) i piani del peloso Ulisse moderno. Le orecchie gli si piegano (a mò di cocker spaniel) in segno di delusione, ed egli estrae, per comunicare con gli spettatori, dei cartelli che recano delle frasi lapidarie, a volte motti fulminanti che possono interpretare un'epoca, come quando si è messo a saltellare sul masso che doveva schiacciare lo struzzo ma, pur in bilico sul vuoto, in un equilibrio così precario da sembrare impossibile, il macigno non s'è mosso. Il Coyote, furente, gli salta sopra con tutte le sue forze, ripetutamente, per spostarlo e farlo precipitare nel vuoto, incurante per un attimo del fatto che così precipiterebbe anche lui: troppa la rabbia per farci caso.
Quando se ne accorge, e il masso ormai "convinto" comincia già a scricchiolare, prossimo alla caduta, il Nostro estrae un cartello con la scritta epocale:"in nome del Cielo, cosa diavolo sto facendo?" voltandosi in camera con uno sguardo atterrito.
Precipiterà, come sempre. E supererà in velocità di caduta il masso, che così arriverà al suolo dopo di lui, schiacciandolo dopo che già la caduta l'aveva fratturato. E si rialzerà, si rialzerà il nostro Coyote. La sfida lo chiama, e lui la accetterà di nuovo e sempre, protendendo il canino muso verso l'Infinito.

ONORE A WILLY IL COYOTE

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Ilmioquartiere @ 23:01 | commenti: commenti (popup)

Proposta indecente

Archiviato il 17/10/2009 in: fuoridalquartiere

In un convegno tenutosi ad Asolo dove si sono riunite le teste d'uovo delle Fondazioni Fare Futuro dei Fini boys e Italiani Europei dei D'Alema boys , il finiano Adolfo Urso viceministro al commercio estero , ha fatto una proposta indecente , per non lasciare i giovani mussulmani in mano alle madrasse integraliste , per fare in modo che gli stessi si integrino nel nostro sistema scolastico , cosa ha pensato ? L’ora di religione a scuola ? Cattolica, ma an­che islamica. Chissà cosa ne pensano gli italiani. L’idea del vice­ministro Adolfo Urso, farà certamente molto discutere . Certo noi saremmo d'accordo a tale proposta, quando ci verrà concesso a noi cristiani lo stesso diritto nei paesi di religione islamica.

Ilmioquartiere @ 21:03 | commenti: commenti (1)(popup)

Anno zero della giustizia

Archiviato il 08/10/2009 in: fuoridalquartiere

Come il solito durante Anno Zero informazione a senso unico , si mettono due servitori dello Stato al livello di criminali mafiosi , dopo le escort ora vediamo in video Massimo Ciancimino collaboratore di ingiustizia, nessuno nemmeno il giacobino Marco Travaglio il San-Just della tv de noantri  ha citato la sentenza  del 3 febbraio 2006 della 3^ sezione del Tribunale di Palermo in cui si assolve il capitano Ultimo perchè "il fatto non costituisce reato". Con questa sentenza divenuta irrevocabile l' 11 luglio 2006, viene respinto l' agguato giornalistico-giudiziario amato da RIINA Salvatore e dai suoi alleati.( dal sito www.capitanoultimo.it).

"Insinuare il dubbio sull' operato del capitano Ultimo, come ha fatto per dodici anni il giornalista Attilio Bolzoni & C. significa isolare ed esporre un uomo solo alla vendetta corleonese, significa sparare alle spalle di un combattente semplice e puro. E cosa dire del P.M. Antonio Ingroia? Mentre con parole di fuoco intimava ad ultimo di chiedere scusa al popolo italiano, in un' altra aula del tribunale di Palermo scorrevano le intercettazioni telefoniche nelle quali chiedeva al fiancheggiatore di Bernardo Provenzano, Aiello Michele, di ristrutturare l' abitazione del padre ed altre prestazioni varie. Questo agguato ci ha mostrato la palude putrida in cui annega l' antimafia dei salotti e dei professori, da Marco Travaglio a Michele Santoro ad Antonio Ingroia.   Lotteremo ancora insieme, soldati e popolo, uniti nella strada, nella semplicità, nella povertà che non si vende, nei sogni di quelli che con la purezza si difendono dall' arroganza mafiosa, giornalistica e giudiziaria "

ESISTE UNO SCHIERAMENTO DI "PROFESSIONISTI" DELL' ANTIMAFIA CHE APPENA POSSONO SPANDONO DUBBI E VELENOSE INSINUAZIONI SULLE MODALITA' CHE HANNO PORTATO ALLA CATTURA DI RIINA SALVATORE. INSINUANO ACCORDI SOTTOBANCO CON MAFIOSI E COSE SIMILI. QUESTA AGGRESSIONE UNILATERALE PROMOSSA DA SETTORI DELLA STAMPA DEVIATA ED AL SERVIZIO DEL PADRONE DI TURNO, MERITA UNA RISPOSTA . LE ARISTOCRAZIE SERVILI CONTINUANO L' ATTACCO A CHI COMBATTE LA MAFIA. IL PROBLEMA E' CAPIRE CHI ARMA LA PENNA DEI NUOVI KILLER DI GIUSTIZIA. CHI ARMA LE OFFESE DEI RAFFINATI BUONI MAESTRI CHE INSINUANO, ESPONGONO ALLA VENDETTA MAFIOSA SEMPLICI SOLDATI DEL POPOLO, CARABINIERI STRACCIONI CHE NON HANNO NESSUNO ALLE SPALLE SE NON IL LORO AMORE PER IL POPOLO E PER LA GIUSTIZIA. CHI ARMA LA PENNA MOZZA DI ATTILIO BOLZONI? DI SAVERIO LODATO? DI RITA PENNAROLA ? QUALI LOBBY SOSTENGONO QUESTA CAMPAGNA DIFFAMATORIA, E DENIGRATORIA CONTRO GENTE SEMPLICE CHE NON SI NASCONDE NELLA DIVISA? PERCHE' VOGLIONO ISOLARE CHI E' UN BERSAGLIO DELLA MAFIA?  L' ESIBIZIONISMO CORTIGIANO DEL P.M. ANTONIO INGROIA E DI MARCO TRAVAGLIO, SUBORDINATO PREDILETTO DEL BARONE MICHELE SANTORO, COSA NASCONDONO? CHI HANNO ALLE SPALLE? E' SEMPLICE INVIDIA PERSONALE O SONO STRUMENTI DI OSCURI POTERI? E CHI SI NASCONDE DIETRO LA VOCE DELLA CAMPANIA? COME VIENE FINANZIATO QUEL GIORNALE? DA CHI OTTIENE I FINANZIAMENTI? CHI PAGA RITA PENNAROLA? QUANTO DICHIARANO DI REDDITO RITA PENNAROLA &C? QUESTI EROI DELL' ANTIMAFIA DEI SALOTTI POSSONO NON SAPERE CHE ISOLARE IL CAPITANO ULTIMO SIGNIFICA OFFRIRLO ALLA MAFIA? E TUTTO QUESTO NON E' KILLERAGGIO MEDIATICO?  RIINA E' STATO CATTURATO ALLA LUCE DEL SOLE, LOTTANDO CONTRO DECISIONI ASSURDE CHE VENIVANO IMPARTITE DA DIVERSE AUTORITA' E CHE AVREBBERO PRODOTTO L' ENNESIMA FUGA DEL LATITANTE. LA PERQUISIZIONE ALL' ABITAZIONE DEL LATITANTE NON E' STATA ESEGUITA PERCHE' SI VOLEVA (ANCHE LA PROCURA DI PALERMO) SEGUIRE I COSTRUTTORI SANSONE (FAVOREGGIATORI DI RIINA) CHE ABITAVANO NELLO STESSO COMPLESSO, AL FINE DI DISARTICOLARE I CIRCUITI POLITICO-ECONOMICI DA LORO DIRETTI PER CONTO DI RIINA. UNA -MAI INDAGATA - FUGA DI NOTIZIE TESTIMONIATA E PARTECIPATA DA ATTILIO BOLZONI E ALTRI NE PREGIUDICO' L' ATTUAZIONE. IL RESTO SONO  SOLO INSINUAZIONI E OFFESE  NON C'E' ONORE IN QUESTA AGGRESSIONE. PARLATE BENE, SCRIVETE BENE, PAROLE VELENOSE E ALLE SPALLE, EPPURE IN TANTI ANNI NON VI HO MAI INCONTRATO NELLE STRADE DI CORLEONE O DI BAGHERIA A COMBATTERE LA MAFIA E I MAFIOSI, A RISCHIARE LA PELLE DOVE SI MUORE PER NIENTE. " TRADIRE GESU' NON HA COSTITUITO REATO ", STATE TRANQUILLI RIMARRETE IMPUNITI, IL POTERE E' CON VOI. VOI SIETE GLI SPLENDIDI NANI DEL POTERE CHE OPPRIME. NOI SOLO I SOGNI RIBELLI . CAPITANO ULTIMO

 

                                                                        O CAPITANO! MIO CAPITANO!

Di WALT WHITMAN (1865)

O Capitano! mio Capitano! il nostro viaggio tremendo è finito,
La nave ha superato ogni tempesta, l'ambito premio è vinto,
Il porto è vicino, odo le campane, il popolo è esultante,

..... "

Ilmioquartiere @ 23:12 | commenti: commenti (popup)

Maroni e l'Europa

Archiviato il 26/09/2009 in: fuoridalquartiere

Nel corso del suo intervento conclusivo alla seconda Conferenza nazionale sull'Immigrazione, in corso all'Università Cattolica di Milano, il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, è stato contestato da parte di un piccolo gruppo che, in Aula Magna, ha urlato: "buffone, no all'identificazione, no ai respingimenti". Il ministro ha interrotto il suo discorso per un minuto per poi proseguire l'intervento. Il gruppetto di contestatori era formato da poco meno di una decina di donne, tra cui il consigliere al Comune di Milano di Rifondazione Comunista, Patrizia Quartieri. Le donne hanno iniziato a contestare il ministro dell'Interno quando questi ha cominciato a parlare del problema degli immigrati minorenni che arrivano nel nostro Paese non accompagnati. "Un problema che mi assilla", ha detto Maroni, poi interrotto dalle urla: "Buffone, no all'indentificazione, no ai respingimenti". La risposta del Ministro  "Avete fatto il vostro show, grazie per il contributo",  prima di riprendere il suo intervento. Nel corso del suo intervento alla conferenza Maroni, ha affermato che sui temi dell'immigrazione la Commissione europea ha agito "poco e male" perchè "non ha svolto un ruolo pro-attivo sia nei confronti del contrasto all'immigrazione clandestina, sia sui progetti di integrazione sia nel problema specifico dei rifugiati". "Su questi tre temi - ha proseguito il ministro - l'Europa ha una voce flebile, poco autorevole, lasciando ai singoli Paesi membri l'onere di gestire per conto proprio la questione". A noi non piace l' Europa che misura il diametro delle zucchine e la lunghezza dei preservativi. È purtroppo vero. Le istituzioni europee somigliano alla loro caricatura.E' l'Europa dove alcuni personaggi politici italiani , con l'aiuto del circolo mediatico della sinistra portano discredito sulla propria nazione e sul governo del paese , questo  solo per odio politico, addirittura comprando le pagine di un quotidiano inglese, per raccontare la bufala che in Italia non c'è libertà di stampa. E' l'Europa delle lobby , delle banche e dei banchieri , è l'Europa che manovrando i tassi strangola il cittadino e le piccole aziende, non ci piace questa Europa , noi siamo per un Europa dei popoli e delle nazioni, no all'Europa delle banche e dei banchieri. Stiamo registrando incrementi a livello di record di espropri immobiliari (più del doppio nell’arco dell’ultimo anno in Italia), dovuti al mancato pagamento dei mutui da parte dei cittadini e cessazioni di attività imprenditoriali di piccole e medie dimensioni, mentre quelle di grandi dimensioni ancora riescono a far fronte alla congiuntura negativa con licenziamenti in massa e trasferimento all’estero della produzione. Riguardo alla stabilità dei cambi, l’euro si è apprezzato notevolmente nei confronti di tutte le principali monete, penalizzando pesantemente le esportazioni delle aziende europee con gravi ripercussioni sulla produzione e sull’occupazione. Il prezzo di benzina, gasolio e delle principali materie prime sale per un notevole incremento della domanda da parte di paesi emergenti quali Cina ed India e per la debolezza della valuta americana.  Siamo tristemente cittadini e sudditi di un’Europa dominata dai banchieri e non dai popoli.

Ilmioquartiere @ 21:33 | commenti: commenti (popup)

Divertiamoci un poco

Archiviato il 26/09/2009 in: fuoridalquartiere

 Ogni tanto dimentichiamoci della politica , delle pedane , del II° Municipio e delle okkupazioni godiamoci 15 minuti di adrenalina pura , con due campioni soli contro tutti ......

 

Contro il culturame

 

 


 Contro tutti , fanculo

 

Ilmioquartiere @ 15:30 | commenti: commenti (1)(popup)

Era il 1912.........

Archiviato il 30/08/2009 in: fuoridalquartiere

Nemmeno cento anni fà il Congresso americano descriveva i nostri immigrati , quasi meglio del più fanatico leghista , passano gli anni ed è sempre più vero il corso e ricorso dei periodi storici, sembra di leggere odierne cronache sugli immigrati clandestini. 

Relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del:Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912 .

"Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali". Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell'Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".

Ilmioquartiere @ 17:53 | commenti: commenti (popup)

150 anni....d'Italia stà musica s'adda cagna.

Archiviato il 30/08/2009 in: fuoridalquartiere

In questi giorni tutti i media ci ricordano che il prossimo anno cade il 150 anniversario dell'Unità d'Italia , se permettete tutti, fateci dire che prima di festeggiare un evento, l'evento andrebbe studiato  perchè nessuno sa più le date, nessuno ti sa spiegare che successe nel Risorgimento italiano soffocato da storie che si sovrappongono e fatti cancellati o modificati a piacimento , come al solito ci piace essere revisionisti , siamo sicuri che se l'on. Umberto Bossi fosse vissuto nella Basilicata del 1861 sarebbe andato nella banda di Michele Crocco nei boschi di Monticchio.

Mai come in questo caso, forse, è ancora necessaria una ricostruzione storica obiettiva e scientifica. La storia del "brigantaggio" è ancora tutta da ritrovare negli archivi storici locali e nelle pubblicazioni del tempo, negli archivi militari ancora in parte inutilizzabili e tra quei giornali e quelle riviste che ebbero il coraggio di denunciare quanto stava accadendo nel appena 150 anni fa.

E diventa più che mai necessario utilizzare tutte le fonti che abbiamo a disposizione e che in questi anni sono state usate in modo sempre parziale o condizionato da questa o da quella ideologia: scopriremmo facilmente che "briganti" ve ne furono senza dubbio nelle campagne e sulle montagne di tutta l'Italia meridionale ma "briganti" (o "patrioti" o "legittimisti") ne potremmo trovare anche nelle città e addirittura nella stessa capitale. Si trattò di una guerra di resistenza e di difesa legittima di se stessi, del proprio Re, della propria bandiera e della propria nazione a Napoli come a Potenza, a Melfi come a Palermo.

E' ovvio (ma non lo è stato, colpevolmente, per la storiografia ufficiale in tutti questi anni) che per le strade di Napoli o di Palermo non si combatteva nello stesso modo in cui si combatteva tra i boschi della Lucania. Nessuno ha voluto approfondire le rivolte post-unitarie avvenute in Sicilia (famosa quella del "sette e mezzo" nel 1866) nè si è andato mai a leggere i documenti, ad esempio, dei fondi della Questura di Napoli: tumulti, violenze, proteste, arresti, non si contavano più: E' a Santa Lucia che avvennero i fatti più gravi, da quelle parti sequestrarono diverse copie di un "Appello dei legittimisti" che, tra l'altro, riportava anche le parole dell'Inno Reale ("Iddio conservi il Re..."); erano considerati "pericolosi" i doganieri napoletani; venivano pedinati e sorvegliati quotidianamente ex soldati ed ex impiegati pubblici; furono arrestati parroci e sindaci dei Comuni di Soccavo e di Casalnuovo; fu arrestato Pasquale Matteucci, artefice di una rissa al Ponte di Casanova presso la Ferrovia, per aver gridato "Viva Francesco II"; furono sfrattati e arrestati molti monaci dei conventi di S. Eframo e del Carmine e i parroci che protestarono contro il provvedimento che imponeva la rimozione delle immagini sacre dalle strade; furono trucidati gli operai di Pietrarsa nel 1863 solo perchè protestavano contro il governo e cercavano di difendere il loro lavoro . Si faceva una grande fatica, insomma, a mantenere l'ordine pubblico anche nella stessa capitale nonostante la massiccia presenza di militari: sembravano non bastare i 120.000 uomini inviati da Torino: quale delinquenza comune o quale semplice ribellione contadina poteva costringere i piemontesi quasi a perdere la loro ultima conquista?

E le leggi erano quelle spietate e dure di ogni esercito e di ogni guerra: i nostri "briganti" mancavano certamente di mezzi e di coordinamento (al contrario di quanto più volte sostenuto dagli storici ufficiali) ma non erano secondi a nessuno nel coraggio e nella determinazione: il capo-brigante Coppa fece fucilare il fratello per un saccheggio non autorizzato in una masseria; Francesco Fasanella uccise un uomo che aveva tentato di violentare alcune ragazze ; Domenico Di Sciascio, ex ufficiale borbonico, secondo una leggenda locale, fu catturato e ferito di sabato, giorno in cui andava disarmato perchè dedicato alla Madonna; gli uomini della banda Masini affidarono ad un contadino di Caggiano 70 piastre per far celebrare messe alla Madonna di Viggiano; 15 briganti della banda Carbone preferirono morire bruciati piuttosto che arrendersi; molti altri come loro preferirono il suicidio all'arresto; a Monreale di Potenza Federico Aliano, prima di essere decapitato, "fuma e compie tutti gli atti religiosi con severità, chiede perdono ai presenti per i suoi misfatti e chiede ai genitori di badare all'educazione dei figli perchè non accada a loro ciò che è accaduto a lui" . Altro che delinquenti comuni... Luigi Alonzi detto Chiavone, in un suo proclama incitava i napoletani a combattere contro "il piemontese nemico del nostro re, della nostra monarchia, delle nostre leggi, del patrizio, del borghese, del cittadino, di tutti gli ordini militari, civili, religiosi il piemontese che arde città e massacra i fedeli a Dio... perche? l'Arcangelo Gabriele ci covrirà con il suo scudo, la Vergine Immacolata con il suo manto e faranno vittoriosa la nostra bandiera che appenderemo in voto nel Tempio... e ritornerà quella gloriosa dinastia Borbonica che ci diede l'indipendenza dallo straniero" . Altro che semplice ribellione contadina... Fu una guerra per la dignità e l'identità di un'intera nazione: si moltiplicavano in quegli anni e per tutti i paesi attraversati dai "briganti", tra torce accese e campane a gloria, i simboli di questa dignità e di questa identità: teli bianchi per bandiere, quadri, immagini, statuette di Francesco e Maria Sofia, tarì borbonici bucati sui petti, "abitini" con monete di 5 grana: piccoli simboli di un'appartenenza spesso segreta ma fiera.

E' una vera e propria guerra con un popolo intero che si ribella e scende a combattere anche senza armi per difendere Dio e Patria, Re e Famiglia, esattamente com'era avvenuto nel 1799, a Napoli come in Veneto, in Spagna come in Francia, con un patrimonio di tradizioni e di valori veramente italiano e veramente europeo che le culture ufficiali italiane ed europee hanno colpevolmente cancellato. E questo pesava, probabilmente, anche di più di motivazioni contingenti anche se importanti ogni tanto riconosciute storiograficamente (l'enorme carico fiscale, l'abolizione degli usi civici, la coscrizione obbligatoria).

Prevalse un mondo nuovo che si portava via i re, i canti davanti ai fuochi e le bandiere, quelle facce scure e quegli occhi sorpresi o impauriti fissati per sempre da un lampo improvviso; si portò via i "bellofatto", i "cinquecippone", i "nennanenna" e i "crepasassi", i "pirichicchio" e i "mussargiento", con tutte le loro storie e tutti i loro stracci, tutti i sogni e le speranze che erano i sogni e le speranze di un popolo che fa ancora fatica, oggi, a sognare e a sperare.

La questione meridionale inizio lì tra i monti e le campagne della Lucania, della Calabria , un parte d'Italia conquistata con la forza e spogliata delle sue ricchezze "Il popolo manca di lavoro, di pane, di speranza. Anche a Napoli si è avuto uno spettacolo pietoso -scrive Ulloa in una lettera del 1866- Arrivava una carovana ininterrotta di contadini delle Calabrie, della Basilicata e del Cilento che venivano per emigrare. Li hanno descritti pallidi, disfatti, con l'aspetto della più crudele miseria. Già una quantità di operai cacciati dagli arsenali e dai cantieri sono partiti per l'Egitto e dalla Sicilia a Tunisi, a Tripoli, ad Algeri. Molti cercano nel porto di Genova di imbarcarsi per l'America meridionale... Ma come è accaduto che gli abitanti delle Due Sicilie, il popolo meno fatto prima per lasciare la sua patria, se non per viaggiare, siano spinti ora da questa furia di emigrazione?"

Quei meridionali che una storia falsa e bugiarda ha definito "briganti" rappresentavano, nell'Italia di 150 anni fa, la società reale che si ribellava alle imposizioni di una minoranza che oggi definiremmo "società civile o legale": noi che quotidianamente viviamo i problemi veri e concreti delle nostre città, assediati dai "finti rinascimenti" di ieri e di oggi, con la difficoltà di riconoscere nemici che non portano più divise piemontesi e lontani dai palazzi del potere e della cultura a pagamento, anche per questo ci sentiamo vicini ai  "briganti" e, forse, vorremmo somigliargli un poco. E ci possono servire come un esempio la dignità e la fierezza di quegli occhi che ancora intravediamo da quelle vecchie foto ingiallite tra le pagine della nostra memoria storica.

La banda Ciccone fotografata morta , come un trofeo

"Ammo pusato chitarre e tamburo
pecchè 'sta musica s'adda cagnà.
Simmo briganti e facimm' paura,
e cu 'a scupetta vulimmo cantà."

 (da Brigante se more)


Ilmioquartiere @ 17:51 | commenti: commenti (popup)

Etica e politica

Archiviato il 21/08/2009 in: fuoridalquartiere

In questo mese di agosto infuocato , da una recenzione di Angelo Mellone per un libro di Adalberto Baldoni dal titolo Storia della destra di Adalberto Baldoni (Vallecchi, 2009), è nato un infuocato dibattito tra l'autore dell'articolo e alcuni intellettuali di area. L'autore dell'articolo fà notare come da parte degli intellettuali di destra , sia assente una rigorosa  critica  della mutazione della destra, culturale e politica, negli anni che vanno dalla caduta della prima Repubblica alla Destra di governo della seconda Repubblica, dove venga esaminato e magari anche criticato a fondo il passaggio dall’opposizione al governo, con lo sdoganamento che Sivio Berlusconi fece nella gara tra Rutelli e Gian Franco Fini nelle elezioni a Sindaco di Roma del 1994.

A destra bisogna ritrovare lo slancio degli ideali. Molti simpatizzanti della base elettorale avvertono che la Destra di governo ( da quello centrale fino all'ultimo consigliere  comunale) ha perso per strada la spontaneità degli anni dell’opposizione, e con questo i riferimenti ideali ed etici. E’ evidente che vanno distinti gli ideali dalle ideologie, ma il superamento delle ideologie non vuol dire scomparsa degli ideali con cui la Destra ha improntato tutta la sua proposta di governo.Tutto questo rende ancora più urgente un rilancio dell' identità e una ripresa di iniziativa politica che renda vicino ai cittadini la cultura politica di questo centrodestra. Su questo possiamo notare  gli errori che stanno commettendo tutti i due maggiori contendenti sia il PD che il Pdl  a favore della Lega di Umberto Bossi , i primi si sono liquefatti nel "partito liquido" di Walter Veltroni gli altri confidano che Silvio Berlusconi campi 100 anni , lasciando così vaste praterie dei propri elettorati , nelle mani della Lega Nord oppure a sinistra a favore del giustizialismo del trio Di Pietro-Travaglio-Grillo.

Sarà da nostalgici di un modo di fare politica, ma la politica delle vecchie sezioni del PCI e dell'ex-MSI le quali   erano delle vere palestre politiche  dove si sono addestrati molti dei cinquantenni che oggi sono ai vertici del Pd e del Pdl , oggi è stata tralasciata dai due maggiori partiti del paronama politico italiano , i quali hanno tralasciato il territorio e il contatto con il cittadino elettore ,  serve il ritorno di un fare poltica con il contatto della base , per il centrodestra è necessaria una realtà ben organizzata, che fra un turno elettorale e l'altro si rapporti con tutte le articolazioni della realtà sociale e si sforzi di comprenderle. Che veicoli la propria cultura politica ai militanti, con una adeguata formazione, e la diffonda nel corpo sociale. Che abbia come contenuti pochi capisaldi, attorno ai quali far ruotare le scelte quotidiane, nei vari livelli istituzionali, dal Parlamento europeo a quello italiano, dalle amministrazioni centrali a quelle periferiche, dalle Regioni agli enti territoriali. 


 La Lega attraverso le sparate del suo capo viene constantemente sollecitata alla sua base elettorale  , forse anche con qualche rozza forzatura , ma sempre con lo scopo non nascosto di far sentire al cittadino elettore del Nord , che la Lega c'è e rompe sempre le palle a quei grigi burocrati che stanno a Roma. Da qui in questi giorni le sparate sull' introduzione del dialetto come materia di studio nelle scuole , la regionalizzazione dei salari , le ronde civiche e la polemica su l'inno nazionale. Possono sembrare sparate di ferragosto , come quelle della minaccia dei fucili padani di qualche anno fà , ma servono a tenere unita la base a un progetto politico e culturale che sente suo e non imposto dai vertici politici.

Se osserviamo la politica attuale notiamo innanzitutto che essa è l'espressione principale dell'esercitare il  potere: l'importante è vincere. Questo assunto, per alcuni, diventa poi: vincere con ogni mezzo, anche a costo di svendere ogni principio morale ed etico. Una delle cose più difficili da realizzare è il fare politica rimanendo integri ed onesti. Perché un'affermazione così dura e categorica? Semplicemente perché  " i signorini 10 %" come l'ing. Mario Chiesa non cambieranno mai , perché quelli che nell'educazione normale vengono chiamati difetti o disvalori, in politica diventano pregi e valori. Parole come impegno, rispetto, lealtà, amicizia in politica diventano umoristiche se non ridicole. Vediamo così che la barriera della dignità e della coerenza, oggi, si sta spostando sempre più in là, dove una volta esisteva la vergogna e il proibito. Tutto oggi sembra però normale, perché un giorno dopo l'altro i piccoli spostamenti e i cedimenti morali non si notano in quanto tutto si appiattisce nel mare politico di "così fan tutti" autoassolvendosi a priori di aver ceduto la propria dignità morale , per un piacere politico oppure ancora peggio per arricchirsi personalmente con la politica.


Etica e politica

Ilmioquartiere @ 16:40 | commenti: commenti (popup)

E' tornato Ghino di Tacco ma stà in Sicilia

Archiviato il 01/08/2009 in: fuoridalquartiere

Cosa ci sia da festeggiare sul fatto che il duo Micciché e Lombardo , siano rimasti nel PdL ce lo dovrebbero dire sia il Cavaliere che il sen. Gasparri e l'on.Bocchino , a noi sembra che il duo  da Vespri siciliani , si sia ispirato alla vecchia tattica di quando l'on. Bettino Craxi al tempo del pentapartito prese a firmarsi sull'Avanti con quello pseudonimo in polemica con Eugenio Scalfari, che aveva paragonato la sua rendita di posizione politica a quella appunto di Ghinotto detto Ghino, il brigante che chiedeva un «pedaggio» ai viandanti della via Francigena.

Il duo Micciche e Lombardo , ci devono spiegare perché bisogna dare l'ennesimo "pedaggio", alle varie giunte siciliane comunali , provinciali e alla giunta regionale le quali  fino ad oggi hanno scalato tutte le classifiche dei record negativi sia del malaffare sia della mala gestione delle cose pubbliche. Bossi e i "padani" non ci piacciono con le loro "pirlate" sul ritiro delle nostre truppe , o sul l'esame di dialetto dei professori , ma sugli argomenti che riguardano le spese delle regioni meridionali  purtroppo hanno ragione da vendere.

Lo spreco siciliano , ma il "pedaggio" lo paghiamo noi.

Nel 2007 la Regione Sicilia ha speso la bellezza di 8,5 miliardi di euro per la sanita' (su un totale di 14,6), un miliardo in piu' dell'anno prima. In pratica 1. 711 euro per ogni abitante, 6.850 euro a famiglia. «E' imbarazzante osservare che si tratta del 30% in piu' di quanto spende la Finlandia, uno Stato piu' grande dell'Italia e con un sistema sanitario pubblico tra i piu' efficienti al mondo» ha denunciato giorni fa il procuratore generale della Corte dei Conti, Giovanni Coppola.

il Consorzio per le Autostrade Siciliane, una società pubblica che per il 99% appartiene alla Regione. Ed è clamorosa: fatti i conti, per ogni chilometro di rete autostradale (totale: 268) esistono nell'isola due casellanti. Il triplo di quelli che fanno lo stesso lavoro nel resto del paese. Dove la concessionaria «Autostrade per l'Italia» ne schiera, per 2.854 chilometri, 2.027. Uno ogni 1.407 metri contro uno ogni 538.

La cosa, in se stessa, farebbe ridere (21 addetti per ognuno dei 24 caselli) se non finisse in stipendi la metà (il 45% contro una media nazionale abissalmente inferiore al punto che «nessuna delle altre 23 concessionarie dell' Anas supera il tetto del 35 per cento ») di quanto entra in cassa. Colpa della montagna di buste paga ma anche del loro spessore. Molti «agenti tecnici esattori» (così si chiamano: c'est plus chic) hanno via via lasciato i caselli per accomodarsi negli uffici o hanno preso indennità suppletive tipo quella di «maneggio denaro», col risultato che a volte i 1.500 euro al mese raddoppiano. Cosa che è finita anche nel mirino della Corte dei Conti insieme con la furibonda guerra a colpi di carte bollate che da tre anni vede contrapposti due dirigenti decisi a conquistare la poltrona vacante di direttore generale. Guerra che ha già registrato undici (undici!) ricorsi al Tar.

Bisogna ricordare  che in Sicilia vi è una azienda regionale che utilizza tre fasce di lavoratori forestali, individuate a seconda del numero delle giornate lavorative effettuate ogni anno (51, 101 o 151); per le restanti giornate tali lavoratori godono dell'indennità di disoccupazione. Ricordato che non si conosce con esattezza neppure il numero di questi operatori forestali - la sua risoluzione parla di 20.000, ma in realtà il loro numero effettivo sembra avvicinarsi di più ai 30.000 - per un costo complessivo pari a circa 500 miliardi delle vecchie lire, erogato a fronte di personale utilizzato per un tempo limitato.La metà dei forestali di tutta Italia sta in Sicilia.Questo significa che ogni operai in Sicilia deve seguire 12 ettari, mentre in Friuli Venezia Giulia ci sono solo 50 operai che devono seguire 7.000 ettari ognuno.

lombardo_martino01g

Ma cosa hanno da ridere

Ilmioquartiere @ 18:00 | commenti: commenti (popup)

I tempi cambiano anche per le puttane

Archiviato il 01/08/2009 in: fuoridalquartiere

Noi siamo avidi lettori di uno scrittore che si chiamava Giancarlo Fusco , giornalista geniaccio una vita irrequieta e movimentata, durante la quale ha praticato mestieri di ogni tipo, alcuni forse immaginari, dall'attore cinematografico al boxeur (in realtà da ragazzo sognava di diventare un famoso pugile, ma nell'unico incontro ufficiale che combatté nella sua vita, finì male perdendo tutti i denti). Del resto il suo modus vivendi era di per sé letterario. Non si alzava mai prima del pomeriggio inoltrato, ed era un tiratardi per eccellenza. Quand’era a Roma faceva la spola tra Piazza del Popolo e via Veneto, mentre a Milano trascorreva notti brave al Sir Anthony, un night vicino a Lambrate. Era eccessivo e trasgressivo nella vita privata almeno quanto era serio e rigoroso in quella professionale. E dietro l’esuberanza sapeva celare con discrezione la generosità.Una rievocazione del mondo delle case chiuse che si intitolava Quando l'Italia tollerava lo scrittore narrava in alcuni racconti il mondo dei "casini", delle case di tolleranza e delle puttane.

Se fosse vivo oggi sarebbe disorientato , aprendo i giornali avrebbe assistito da circa tre mesi ad una telenovella , incentrata tra letti , lenzuola , ville , appuntamenti , ma di tutto questo Giancarlo Fusco , ne riderebbe come un pazzo, perché quelle "quelle signorine " che una volta facevano la "quindicina" e accantonavano "marchette" , oggi le chiamiamo escort , vanno in TV , seriosi quotidiani le intervistano per sapere come lo fa tizio o caio , a Parigi le  festeggiano in discoteca , ma il buon Fusco le chiamerebbe con il loro vecchio nome, almeno loro avevano quel senso del pudore , che le signorine di oggi non hanno.

Riproduzione tariffario casa tolleranza bordello targa latta Cas

Ilmioquartiere @ 17:04 | commenti: commenti (popup)

Riflessioni sulla politica

Archiviato il 02/07/2009 in: fuoridalquartiere

Noi abbiamo sempre preferito , tra il politico e colui che fa politica , la seconda figura , tra l'uomo di apparato ci è sempre piaciuto il ribelle , cioé colui che non è organico all'apparato. A noi è sempre piaciuto un personaggio , che forse a molti farà sorridere , in questo tipo di società dove conta l'apparire e non l'essere , don Chisciotte è il guerriero con una sua visione di vita , forse trattasi di lucida follia , egli  è l’unico uomo a essere il più pazzo del mondo, oppure egli è l’unico sano in un mondo di pazzi? Dove la pazzia è sapere che si rimarrà soli.

È facile essere diversi, più difficile è rimanerlo.In una società corrotta nel quale non sembra esserci via di fuga. In un mondo corrotto che è inutile rifuggire chiudendosi gli occhi e il naso, ma che invece bisogna vivere fino in fondo perché solo così potremo capire davvero quanto siamo caduti in basso e porci una domanda atroce: ci siamo mai alzati da tutto questo , siamo gli unici rimasti in piedi tra le rovine ?

Il Ribelle è il singolo, l’uomo concreto che agisce nel caso concreto. Per sapere che cosa sia giusto, non gli servono teorie, né leggi escogitate da qualche giurista di partito. Il Ribelle attinge alle fonti della moralità ancora non disperse nei canali delle istituzioni. Qui, purché in lui sopravviva qualche purezza, tutto diventa semplice.

Abbiamo già usato più di una volta l’immagine dell’uomo che incontra se stesso. Ed è effettivamente importante che chi pretende di compiere ardue imprese abbia un’idea precisa di sé.

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Ilmioquartiere @ 23:56 | commenti: commenti (popup)

La Sinistra degli snob

Archiviato il 27/06/2009 in: fuoridalquartiere

articolo di Luca Ricolfi (la Stampa) da leggere e meditare

Respingimento. Su questa parola altamente evocativa gli animi si stanno dividendo. Da una parte il ministro dell’Interno Maroni e la Lega, orgogliosi che l’Italia sia riuscita - per la prima volta - a impedire a diverse imbarcazioni cariche di migranti di raggiungere illegalmente le nostre coste. Dall’altra la Chiesa, le organizzazioni umanitarie e ieri anche il Consiglio d’Europa.

Preoccupati che fra i migranti vi possano essere persone che, una volta sbarcate in Italia, avrebbero chiesto e ottenuto asilo politico. In mezzo, su posizioni leggermente meno estreme, si collocano i nostri due maggiori partiti, il Popolo della libertà e il Partito democratico, il primo tentato di inseguire la Lega (nonostante i distinguo di Fini), il secondo tentato di inseguire la Chiesa (nonostante i distinguo di Fassino).

Che i partiti di governo, nonostante qualche timido mugugno, plaudano all’azione del ministro dell’Interno è del tutto naturale. La sicurezza è uno dei punti chiave del programma del centro-destra, e sarebbe strano che il «respingimento» dei barconi nei porti di partenza non fosse salutato con un sospiro di sollievo. Quel che a me pare invece meno scontato è l’accanimento con cui il Pd e il suo neosegretario da tempo combattono qualsiasi idea venga partorita dal ministro Maroni. Non solo non mi pare né ovvio né normale, ma mi pare estremamente interessante, per non dire rivelatorio. L’ostinazione con cui la sinistra respinge al mittente qualsiasi proposta concreta in materia di sicurezza, senza essere minimamente sfiorata dal dubbio di aver torto, ci fornisce una preziosa radiografia dei suoi mali.

L’astrattezza, prima di tutto. Astrattezza vuol dire non voler vedere la dimensione pratica, concreta, materiale di un problema. Se non fossero ammalati di astrattezza i dirigenti del Pd capirebbero che il problema dell’Italia è che attira criminalità e manodopera clandestina più degli altri Paesi perché non è in grado di far rispettare le sue leggi, e che l’unico modo di scoraggiare l’immigrazione irregolare è di convincere chi desidera entrare in Italia che può farlo solo attraverso le vie legali. A questo serve il «respingimento», ma a questo serviva anche la norma che prolunga da 2 a 6 mesi la permanenza nei centri di raccolta degli immigrati (i vecchi Cpt, ora ridenominati Cie), una norma necessaria ma ottusamente combattuta dall’opposizione. Senza il respingimento (in mare) i trafficanti di immigrati continuerebbero a scaricarli sulle nostre coste, senza il prolungamento dei tempi di permanenza (nei Cie) l’identificazione sarebbe perlopiù impossibile, e continuerebbe la prassi attuale, per cui il clandestino viene trattenuto qualche settimana e poi rimesso in circolazione senza possibilità di riaccompagnarlo in patria. Io capisco che si possano avere seri dubbi sulle cosiddette ronde, o sui medici-spia (denuncia dei malati clandestini) o sui presidi-spia (denuncia dei genitori clandestini di bambini accolti nelle nostre scuole), e io stesso ne ho molti. Ma non capisco il rifiuto pregiudiziale di provvedimenti di puro buon senso, la cui unica funzione è di ristabilire quello che tutti i governi degli ultimi vent’anni avevano sbriciolato, ossia un minimo di deterrenza. Tra l’altro questo è uno dei pochi punti fermi degli studi sulla lotta al crimine: minacciare pene più severe serve pochissimo, quel che serve è rendere credibile la minaccia.

Ma non c’è solo astrattezza, c’è anche molta presunzione, per non dire molto snobismo. Lo sa il segretario del Pd che la maggior parte degli italiani approva l’azione del ministro Maroni? 

Sì, probabilmente lo sa, ma si racconta la solita fiaba autoconsolatoria. Gli italiani non sono quelli di una volta, Berlusconi li ha rovinati, la Lega li ha incattiviti, noi politici illuminati non possiamo farci guidare dai sondaggi, noi dobbiamo riforgiare le coscienze, corrotte e intorpidite da vent’anni di berlusconismo. E’ la solita storia: «alla sinistra non piacciono gli italiani», come scrisse fulmineamente Giovanni Belardelli quindici anni fa, allorché la «gioiosa macchina da guerra» di Occhetto, sconfitta e umiliata, non si capacitava che un rozzo imprenditore lombardo avesse potuto sconfiggere una classe politica colta e raffinata qual era quella del vecchio Pci.

E qui si arriva all’ultimo e più grave male della sinistra, la sua distanza dai problemi delle persone normali, specie se di modeste origini o di modesta cultura. Quando si parla di criminalità, di sicurezza, di immigrazione clandestina, nella gente c’è certamente anche molto cattivismo gratuito, molta insofferenza, molta intolleranza. Ma una forza politica dovrebbe sapere che i cattivi sentimenti non vengono dal nulla, e quelli buoni hanno talora origini imbarazzanti. L’insofferenza verso gli immigrati è più forte nei ceti popolari perché è nei quartieri degradati che la sicurezza è un problema grave; ed è innanzitutto per chi non ha grandi risorse economiche che la concorrenza degli stranieri per il posto di lavoro e per servizi pubblici può diventare un problema serio. L’apertura verso gli stranieri, il sentimento di solidarietà, l’attitudine a tutti accogliere albergano invece in quelli che lo storico inglese Paul Ginsborg ha battezzato i «ceti medi riflessivi», e raggiungono l’apice fra gli intellettuali, dove - soddisfatti i bisogni primari - ci si può dedicare all’arredamento della propria anima: chi ha un lavoro gratificante e un buon reddito, chi può permettersi di vivere nei quartieri migliori di una città, chi non deve combattere per un posto all’asilo o per una prenotazione in ospedale, può coltivare più facilmente un sentimento di apertura.

Insomma, l’insofferenza degli uni è spesso frutto dell’emarginazione, il solidarismo degli altri è spesso frutto del privilegio. Possibile che la sinistra, che pure continua a dire di voler rappresentare gli umili, non riesca a rendersi conto del paradosso? Ma forse in questi giorni assistiamo anche, lentamente, quasi impercettibilmente, a uno smottamento. Nel Pd qualche timida voce di concretezza e di pragmatismo si è pur fatta sentire: prima Fassino, poi Parisi, poi Rutelli. Speriamo che non siano rapidamente sopraffatti dalla forza del passato, dai tanti luoghi comuni che essi stessi hanno alimentato e che ora frenano il cambiamento.

 

Ilmioquartiere @ 20:26 | commenti: commenti (popup)

L'Italia non cambia mai

Archiviato il 20/06/2009 in: fuoridalquartiere

Craxi aveva fatto riferimento all’intervento di una "manina o manona" nella questione del secondo ritrovamento del materiale legato al rapimento del leader Dc Aldo Moro nel covo delle brigate rosse di via Monte Nevoso.

Massimo D'Alema chiama a raccolta l'opposizione. Lo fa dagli schermi della trasmissione In 1/2ora, condotta da Lucia Annunziata su Rai Tre. "L'opposizione sia pronta in caso di scosse" dice l'ex presidente del Consiglio. "Momenti di conflitto", rispetto ai quali all'opposizione potrebbe essere chiesto di assumersi le proprie responsabilità.

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In Italia non cambia mai nulla , una volta erano manine o manone , oggi sono " le scosse " la strada per la conquista democratica (sic !) del potere da parte della sinistra , tutte le volte che vince Silvio vogliono ribaltare sempre il tavolo da gioco. Potenza della strada democratica per il potere.

Ilmioquartiere @ 21:13 | commenti: commenti (popup)

A proposito del cuneo fiscale

Archiviato il 23/05/2009 in: fuoridalquartiere

Nel panorama dei Paesi membri dell'Ocse "l'Italia rappresenta un unicum: un basso costo del lavoro si combina con un alto cuneo sul lavoro e con una altrettanto alta quota del cuneo attribuibile a contribuzione pensionistica". Lo sostiene uno studio del Cerm, secondo cui "una relazione così stretta non si riscontra altrove, soprattutto tra i partner dell'Ue a 15. Ed è in questa combinazione che sono riassunti i nostri problemi". "Questa combinazione - spiega il centro studi - dipende da due fattori, entrambi a impatto negativo sulla crescita: da un lato, la contrattazione troppo rigida del costo del lavoro in un Paese dalle forti asimmetrie di produttività e di costo della vita; dall'altro la mancata riforma delle pensioni e del welfare". Il primo fattore "scoraggia investimenti, insediamenti produttivi, occupazione e produttività degli occupati. Il secondo fattore impedisce la differenziazione della spesa sociale, verso gli istituti a sostegno del singolo e della famiglia durante tutte le fasi della vita: figli, casa, conciliazione vita-lavoro, inabilità-disabilità, inclusione-reinclusione nel mercato del lavoro, formazione". Istituti "essenziali per perseguire l'obiettivo dell'equità in un contesto di crescita individuale e collettiva ma, con il sovraccarico di contribuzione alle pensioni, non riescono a trovare stabili fonti di finanziamento. Il coefficiente di variazione del costo del lavoro per 'occupato full-time equivalent' è in Italia la metà di quello della Germania, della Spagna, della Francia, della Grecia e persino del Portogallo; mentre il 70% del nostro cuneo è riconducibile a contribuzione sociale, della quale oltre l'80% a finalità pensionistica". "Oltre che dalla bassa produttività - continua il Cerm - le basse retribuzioni nette italiane dipendono dal cuneo (la differenza tra il costo del lavoro per l'impresa e la retribuzione netta per il dipendente). Ma anche su questo punto, è radicata la tesi che il cuneo italiano non costituisca un problema, perchè altri Paesi, e tra questi alcuni dei principali partner Ue-15 (Germania, Francia, Svezia), hanno livelli di cuneo equivalenti o addirittura superiori. Ma l'Italia si distingue da questi Paesi per fattori strutturali radicati". "Ha destato stupore - evidenzia il centro studi - vedere l'Italia dopo Grecia e Spagna nella classifica Ocse dei redditi netti da lavoro. In realtà, questa posizione trova completa spiegazione nella bassa e declinante produttività e nella perdita di competitività che il Paese sta facendo registrare almeno da un quindicennio, e che si riflette sulle retribuzioni". Tra il 1995 e il 2008, "il Pil pro-capite di Ue-15 è cresciuto del 63%, contro il poco più del 40 dell'Italia; nello stesso arco di tempo, la Grecia ha registrato un +96,75%, la Spagna un +95,5%". "È necessario - conclude il Cerm - rompere l'equilibrio vizioso in cui bassa produttività e basso costo del lavoro si giustificano a vicenda, con il cuneo a trasformare il basso costo del lavoro in ancor più basse retribuzioni nette, senza per giunta utilizzare le risorse raccolte per finanziare spesa pubblica in un welfare moderno e diversificato. Dai dati di 'Taxing wages 2008' dell'Ocse arriva uno sprone alla riforma della contrattazione del lavoro verso schemi più flessibili, e a quella delle pensioni verso un assetto multipilastro".

Ilmioquartiere @ 22:24 | commenti: commenti (popup)

L'economia dei migranti

Archiviato il 17/05/2009 in: fuoridalquartiere

La CGIA di Mestre ha stimato che il gettito fiscale e contributivo dei lavoratori stranieri occupati regolarmente in Italia (siano essi dipendenti o autonomi) è stato nel 2008 di circa 6 miliardi di euro (precisamente 5,934 mld). Per contro, la quantità di denaro spedito da questi lavoratori ai paesi di origine nel 2007 (vale a dire le rimesse) è stata praticamente la stessa (precisamente 6,044 mld euro). Stiamo parlando del prelievo fiscale e delle rimesse dei 2.194.179 lavoratori stranieri regolari presenti nel 2008 nel nostro territorio. Di questi, l’84,6 per cento è extracomunitario (pari a quasi 1.857.000 persone) e il rimanente 15,4 per cento è comunitario (poco più di 337.000 unità). “Di questi 2.200.000 lavoratori – sottolinea Giuseppe Bortolussi della CGIA di Mestre – il 60 per cento circa è impiegato al Nord e per il sistema delle micro imprese sono una risorsa insostituibile. Si pensi che nel 2007 le aziende con meno di 10 addetti hanno assorbito il 73 per cento dei lavoratori stranieri assunti nell’anno. E sullo stock complessivo il 64 per cento di questi lavoratori presenti sul territorio nazionale è impiegato nelle micro imprese.” Ritornando all’analisi della CGIA emerge che il prelievo fiscale e contributivo dei lavoratori dipendenti stranieri è di 3,8 mld euro, mentre quello degli autonomi è di poco superiore ai 2 miliardi di euro. In riferimento alle rimesse, invece, nel 2007 hanno inciso sul Pil nazionale per lo 0,39 per cento. Ma la crescita rispetto al al 2006 è stata del +33,5 per cento. Per quanto concerne i settori di impiego 331.335 svolgono un’attività autonoma (come artigiano o commerciante) e rappresentano il 15,1 per cento del totale. 410.329 sono colf o badanti (pari al 18,7 per cento del totale), mentre i lavoratori dipendenti sono 1.452.607 (pari al 66,2 per cento).

Ilmioquartiere @ 22:42 | commenti: commenti (popup)

Gli .....Amici

Archiviato il 06/05/2009 in: fuoridalquartiere

C'era un vecchio proverbio, "Dagli amici mi guardi Dio , dai nemici mi guardo io" , in questi  giorni il Cavaliere lo ripete sempre , però c'è uno scoop....sensazionale, altro che intervento a "Porta a Porta"

 Il commento di Joker : " Gli "amici" di Fare Futuro hanno fatto un piacere al Cavaliere , Lui non poteva vivere più con una delle ultime comuniste rimaste in Italia (gli altri sono tutti scomparsi) , perciò ha chiesto alla Fondazione Fare Futuro di fargli un piacere , e Gianfranco l'ha subito accontentato , poi dicono che gli "amici " non servono.....

Ilmioquartiere @ 21:07 | commenti: commenti (popup)

Trento e Pizzighettone

Archiviato il 04/05/2009 in: fuoridalquartiere

Dopo circa due anni di sconfitte dove il PD aveva perso anche a Pizzighettone il segretario .On. Dario Franceschini ha rilasciato la seguente dichiarazione : " I trentini sono persone con la testa sulle spalle, gente che lavora, concreta che non si fa condizionare da ciò che racconta la tv, dalle favole della tv".

 Il commento di Joker : Certo dopo il sondaggio del Sole 24 ore, che fa risaltare come Cipputi vota a destra , cioé il 58,2% degli operai esecutivi ha dichiarato di voler votare per il centrodestra , per il seminarista Franceschini gli unici che lavorano veramente sono quelli di Trento......con questi segretari del PD.....Silvio vince a tavolino.....per altri 10 anni...........

Ilmioquartiere @ 22:42 | commenti: commenti (popup)

Gli .....Amici

Archiviato il 01/05/2009 in: fuoridalquartiere

Il Cavaliere è uomo di mondo ha molti amici e molte amiche, in questi giorni ha scoperto di avere molti amici anche nella Fondazione "Fare Futuro" vicina agli uomini dell'On. Gianfranco Fini in quanto la signora Berlusconi ha deciso di mettere per iscritto in una mail - in risposta ad alcune domande sul dibattito aperto dall'articolo pubblicato lunedì dalla Fondazione Farefuturo  - il suo stato d'animo di fronte a ciò che hanno scritto martedì i giornali sulle possibili candidate del Pdl alle europee. "Voglio che sia chiaro - spiega - che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire". Poi rincarando la dose dichiarava  "Qualcuno - osserva Veronica Lario - ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell'imperatore. Condivido, quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere". Punto ed a capo..........

Commento di JoKer : " Per sottolineare il loro distacco dal Fascismo come male assoluto e per far vedere l'adesione ai valori della Resistenza , i redattori della rivista "Fare Futuro" hanno messo in soffitta i bei tempi andati quando attricette e telefoni bianchi, andavano a spasso con fez e camicia nera.....meditate gente ...meditate su questa destra (scritta in minuscolo).

Ilmioquartiere @ 19:29 | commenti: commenti (popup)

Per Ferdi violino Tzigano

Archiviato il 25/04/2009 in: fuoridalquartiere

Alcune agenzie di stampa, dopo la vittoria del rom montenegrino Ferdi nella finale del Grande Fratello, hanno dato la notizia , che la Fondazione Fare Futuro e lo stesso Presidente della Camera dei Deputati On. Gianfranco Fini , si erano rallegrati dell'esito del televoto e la vittoria del giovane rom era un segno dell'integrazione nel nostro Paese.

Il commento di JOKER :   A Ferdi hanno fatto una sviolinata tzigana , se ci fosse stato ancora Vuolter Veltroni era perfetta , certo ai lumbard scoccia vedere perdere il fornaio-padano proprio con un rom montenegrino arrivato su un gommone.......ehhh...ehhh...

 

Ilmioquartiere @ 16:25 | commenti: commenti (popup)

FINI

Archiviato il 23/02/2009 in: , fuoridalquartiere

                         Criticando l'elezione di Dario Franceschini a segretario del PD , il Presidente emerito On. Francesco Cossiga , ha cosi risposto ad una domanda del giornalista :

Se è così, non potevano scegliere un altro?
«L’unica valida alternativa sarebbe stato il prossimo presidente della Repubblica... Gianfranco Fini, come avete scritto voi. Ha già preso anche la tessera dell’Anpi, e pare che in Israele abbia fatto quell’operazione che lo rende autenticamente vicino al popolo ebreo. Ci sarebbe voluto un colpo di fantasia».

Il commento di Joker :Mostra immagine a dimensione intera....Kossiga è come il buon vino più invecchia più è buono...........

Ilmioquartiere @ 23:59 | commenti: commenti (popup)

Il protocollo

Archiviato il 22/02/2009 in: fuoridalquartiere

                           Con questi post debutta un nuovo collaboratore Joker lui è il cattivo senza punti deboli perché non ha scopo, lui non è buonista , distrugge senza motivo, è l’essenza dell’anarchia.

Mostra immagine a dimensione interaIl commento di Joker : Al prossimo sciopero della fame e della sete dell'On. Marco Pannella , applichiamogli il protocollo,....per vedere che effetto gli fà.

Ilmioquartiere @ 19:49 | commenti: commenti (1)(popup)

Il Carnevale di Cesare Battisti

Archiviato il 22/02/2009 in: , fuoridalquartiere

                 In questi giorni siamo venuti a conoscenza che il compagno Cesare Battisti si è lamentato dell'ospitalità con il compagno ministro della Giustizia brasiliano Tarso Genro , il quale aveva riconosciuto al nostro lo stato di rifugiato politico "per il fondato timore di persecuzione". Ma in recenti interviste concesse dall'ex terrorista, veniamo a sapere che il Battisti si è lamentato del trattamento riservatogli dagli agenti di custodia, in quanto gli stessi lo hanno gettato a terra , preso a calci e sputi e mentre lo picchiavano (sic!) gli gridavano "...qui non siamo in Italia, assassino di poliziotti  "         

Il commento di Joker :Mostra immagine a dimensione intera....Allora non è vero che i brasiliani sono tutto Carnevale e samba, ma sanno anche fare delle buone azioni...........

Ilmioquartiere @ 19:29 | commenti: commenti (1)(popup)

Violenza sulle donne. Dati ISTAT e dati gennaio 2009 a Roma

Archiviato il 01/02/2009 in: fuoridalquartiere

Visto l'ampio dibattito provocato dai recenti fatti di cronaca, sul fenomeno della violenza sulle donne, pubblichiamo un interessante indagine statistica commissionata dall'Istat, al fine che i nostri lettori possono approfondire il loro punto di vista, non lasciandosi trasportare dall'eco mediatico del momento, la violenza sulle donne non è una clava che si può usare per motivi politici od elettorali, è una realtà quotidiana con cui le donne si scontrano tutti i giorni. Le cifre a volte parlano più di un discorso di mille parole.In questi giorni la Commissioni delle Elette del Comune di Roma (Monica Cirinnà, Maria Gemma Azuni, Lavinia Mennuni) e la consigliera aggiunta aggiunta Tetyana Kuzyk  ha sottoposto un odg approvato all'unanimità da tutta l'aula che prevede la costituzione di parte civile del Comune di Roma nei procedimenti giudiziari connessi alla violenza sulle donne. Sicuramente a Roma il 2009 per le donne  sembra essere nato sotto l’infame stella della violenza sessuale.

Dati su ROMA gennaio 2009

Soltanto a Roma e provincia, nei primi 25 giorni di gennaio, si sono verificati sei casi di violenza sessuale. Eppure – dati della Questura di Roma – nel periodo 2007-2008 si era registrata una sensibile flessione del fenomeno del 10, 74%. 242 i casi di violenza sessuale accertati nella capitale durante il 2007; 216 (-26) quelli compiuti nel 2008. Lo scorso anno – sottolinea un rapporto dell’Arma – sono state arrestate 87 persone mentre 58 sono state denunciate in stato di libertà. Tra gli arrestati 59 sono stranieri e 28 italiani, una media quindi che raggiunge più del 60% di stranieri arrestati. Dei cinquantanove, 29 sono romeni, 23 extracomunitari, sette cittadini comunitari. Nessuna emergenza stupri. O meglio. Nessuna emergenza stupri legata al problema della clandestinità o alla presenza di stranieri sul territorio.  
Il Centro antiviolenza del Comune di Roma di Torre Spaccata, uno dei tre operanti nella capitale, ha infatti ricordato come su 612 donne assistite nel 2007, risulta che nell'80% dei casi sono state vittime di violenza domestica e solo nel 20% hanno subito stupri da sconosciuti. Da questi dati risulta che lo stupratore nella maggioranza dei casi (52%) è il marito, ma può essere anche il compagno (18%), l'ex marito(7%), l'ex compagno (5%), il padre (3%), un altro parente (5%), uno sconosciuto (3%). La fascia di età più a rischio, per le donne, e' quella compresa tra i 36 ai 40 anni (19% dei casi di violenza).

Indagine ISTAT

Per quanto riguarda la violenza domestica sono stimate in 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita (il 31,9% della classe di età considerata). 5 milioni di donne hanno subito violenze sessuali (23,7%), 3 milioni 961 mila violenze fisiche (18,8%). Circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri (4,8%).

Il 14,3% delle donne con un rapporto di coppia attuale o precedente ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner, se si considerano solo le donne con un ex partner la percentuale arriva al 17,3%. Il 24,7% delle donne ha subito violenze da un altro uomo. Mentre la violenza fisica è più di frequente opera dei partner (12% contro 9,8%), l’inverso accade per la violenza sessuale (6,1% contro 20,4%) soprattutto per il peso delle molestie sessuali. La differenza, infatti, è quasi nulla per gli stupri e i tentati stupri.

 

Nell’anno (2007) il numero delle donne vittime di violenza ammonta a 1 milione e 150 mila (5,4%). Sono le giovani dai 16 ai 24 anni (16,3%) e dai 25 ai 24 anni (7,9%) a presentare i tassi più alti. Il 3,5% delle donne ha subito violenza sessuale, il 2,7% fisica. Lo 0,3%, pari a 74 mila donne, ha subito stupri o tentati stupri. La violenza domestica ha colpito il 2,4% delle donne, quella al di fuori delle mura domestiche il 3,4%.

Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate. Il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle da partner. Anche nel caso degli stupri la quasi totalità non è denunciata (91,6%). È consistente la quota di donne che non parla con nessuno delle violenze subite (33,9% per quelle subite dal partner e 24% per quelle da non partner).

Le donne subiscono più forme di violenza. Un terzo delle vittime subisce atti di violenza sia fisica che sessuale. La maggioranza delle vittime ha subito più episodi di violenza. La violenza ripetuta avviene più frequentemente da parte del partner che dal non partner (67,1% contro 52,9%). Tra tutte le violenze fisiche rilevate, è più frequente l’essere spinta, strattonata, afferrata, l’avere avuto storto un braccio o i capelli tirati (56,7%), l’essere minacciata di essere colpita (52,0%), schiaffeggiata, presa a calci, pugni o morsi (36,1%). Segue l’uso o la minaccia di usare pistola o coltelli (8,1%) o il tentativo di strangolamento o soffocamento e ustione (5,3%). Tra tutte le forme di violenze sessuali, le più diffuse sono le molestie fisiche, ovvero l’essere stata toccata sessualmente contro la propria volontà (79,5%), l’aver avuto rapporti sessuali non desiderati vissuti come violenza (19,0%), il tentato stupro (14,0%), lo stupro (9,6%) e i rapporti sessuali degradanti ed umilianti (6,1%).

I partner responsabili della maggioranza degli stupri. Il 21% delle vittime ha subito la violenza sia in famiglia che fuori, il 22,6% solo dal partner, il 56,4% solo da altri uomini non partner. I partner sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate. I partner sono responsabili in misura maggiore anche di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze. Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di partner, il 17,4% di un conoscente. Solo il 6,2% è stato opera di estranei. Il rischio di subire uno stupro piuttosto che un tentativo di stupro è tanto più elevato quanto più è stretta la relazione tra autore e vittima. Gli sconosciuti commettono soprattutto molestie fisiche sessuali, seguiti da conoscenti, colleghi ed amici. Gli sconosciuti commettono stupri solo nello 0,9% dei casi e tentati stupri nel 3,6% contro, rispettivamente l’11,4% e il 9,1% dei partner.

Le violenze domestiche sono in maggioranza gravi. Il 34,5% delle donne ha dichiarato che la violenza subita è stata molto grave e il 29,7% abbastanza grave. Il 21,3% delle donne ha avuto la sensazione che la sua vita fosse in pericolo in occasione della violenza subita. Ma solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita in famiglia un reato, per il 44% è stato qualcosa di sbagliato e per il 36% solo qualcosa che è accaduto. Anche nel caso di stupro o tentato stupro, solo il 26,5% delle donne lo ha considerato un reato. Il 27,2% delle donne ha subito ferite a seguito della violenza. Ferite, che nel 24,1% dei casi sono state gravi al punto da richiedere il ricorso a cure mediche. Le donne che hanno subito più violenze dai partner, in quasi la metà dei casi hanno sofferto, a seguito dei fatti subiti, di perdita di fiducia e autostima, di sensazione di impotenza (44,5%), disturbi del sonno (41,0%), ansia (36,9%), depressione (35,1%), difficoltà di concentrazione (23,7%), dolori ricorrenti in 3 diverse parti (18,5%), difficoltà a gestire i figli (14,2%), idee di suicidio e autolesionismo (12,1%).

2 milioni 77 mila donne hanno subito comportamenti persecutori (stalking), che le hanno particolarmente spaventate, dai partner al momento della separazione o dopo che si erano lasciate, il 18,8% del totale. Tra le donne che hanno subito stalking, in particolare il 68,5% dei partner ha cercato insistentemente di parlare con la donna contro la sua volontà, il 61,8% ha chiesto ripetutamente appuntamenti per incontrarla, il 57% l’ha aspettata fuori casa o a scuola o al lavoro, il 55,4% le ha inviato messaggi, telefonate, e-mail, lettere o regali indesiderati, il 40,8% l’ha seguita o spiata e l’11% ha adottato altre strategie. Quasi il 50% delle donne vittime di violenza fisica o sessuale da un partner precedente ha subito anche lo stalking, 937 mila donne. 1 milione 139 mila donne hanno subito, invece, solo lo stalking, ma non violenze fisiche o sessuali.  

7 milioni 134 mila donne hanno subito o subiscono violenza psicologica: le forme più diffuse sono l’isolamento o il tentativo di isolamento (46,7%), il controllo (40,7%), la violenza economica (30,7%) e la svalorizzazione (23,8%), seguono le intimidazioni nel 7,8% dei casi. Il 43,2% delle donne ha subito violenza psicologica dal partner attuale. Di queste, 3 milioni 477 mila l’hanno subita sempre o spesso (il 21,1%). 6 milioni 92 mila donne hanno subito solo violenza psicologica dal partner attuale (il 36,9% delle donne che attualmente vivono in coppia). 1 milione 42 mila donne hanno subito oltre alla violenza psicologica, anche violenza fisica o sessuale, il 90,5% delle vittime di violenza fisica o sessuale

1 milione 400 mila donne hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni, il 6,6% delle donne tra i 16 e i 70 anni. Gli autori delle violenze sono vari e in maggioranza conosciuti. Solo nel 24,8% la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto. Un quarto delle donne ha segnalato un conoscente (24,7%), un altro quarto un parente (23,8%), il 9,7% un amico di famiglia, il 5,3% un amico della donna. Tra i parenti gli autori più frequenti sono stati gli zii. Il silenzio è stato la risposta maggioritaria. Il 53% delle donne ha dichiarato di non aver parlato con nessuno dell’accaduto

674 mila donne hanno subito violenze ripetute da partner e avevano figli al momento della violenza. Il 61,4% ha dichiarato che i figli hanno assistito ad uno o più episodi di violenza. Nel 19,7% dei casi i figli vi hanno assistito raramente, nel 20,1% a volte, nel 21,6% spesso.

Ilmioquartiere @ 15:30 | commenti: commenti (1)(popup)

Acab - All cops are bastards

Archiviato il 24/01/2009 in: fuoridalquartiere

In questi giorni è la ricorrenza della morte di Gabrile Sandri , la morte assurda del giovane tifoso laziale a Roma fu il pretesto di scontri violenti tra Forze dell'Ordine e i teppisti delle frange violente del tifo delle due squadre romane, per i quali ogni pretesto è buono per attaccare quei bastardi degli sbirri, in questi giorni è uscito un libro di Carlo Bonini dal titolo  "ACAB". All Cops Are Bastards. Il refrain di un celebre motivo skin anni Settanta diventato richiamo universale alla guerra nelle città, nelle strade contro "lo sbirro", contro "la guardia" nel libro Michelangelo, "Drago" e "lo Sciatto" sono tre "celerini bastardi". Sono odiati e hanno imparato a odiare, anche se Bonini lo vede dal suo punto di vista, è uno spaccato della vita del celerino, finalmente vista dalla sua parte con le sue paure, con i suoi problemi, con il suo lavoro.Il giornalista di "La Repubblica" illumina una realtà finora ignota e ignorata che ha infranto ogni solidarietà e ci fa vivere tutti sull'orlo di un vulcano. In 'Acab. All cops are bastards', Carlo Bonini svela, attraverso l'occhio e il linguaggio degli "sbirri" e una lunga inchiesta sul campo, la trama occulta dei più sconcertanti episodi di violenza urbana accaduti in Italia negli ultimi due anni.
Una narrazione che collega, in un ritmo serrato e una scrittura emozionante, episodi accaduti in tempi e luoghi diversi come l'assalto militare degli ultras a una caserma di Roma e la caccia al romeno nelle periferie, i Cpt per immigrati clandestini e gli scontri della discarica di Pianura. La catena dell'odio e delle impunità. Tra la violenza gratuita, tra il culto idiota dello scontro contro "lo sbirro", noi siano con gli sbirri contro il caos , contro coloro che hanno il culto della violenza e della "lama".

G8 Genovavassarotti4

 

 

 

 

 

                   acab

 

 

teppisti

Ilmioquartiere @ 19:28 | commenti: commenti (popup)

Articolo interessante

Archiviato il 11/11/2008 in: fuoridalquartiere

Quello che anche noi abbiamo prospettato per l'installazione delle pedane , tratto dal sito http://romadellevittoriechenonva.blogspot.com 

Nel Codice della strada, all' Art. 24. Pertinenze delle strade, leggo che:

Le pertinenze stradali sono le parti della strada destinate in modo permanente al servizio o all'arredo funzionale di essa.

Sono pertinenze di servizio le aree di servizio, con i relativi manufatti per il rifornimento ed il ristoro degli utenti, le aree di parcheggio, le aree ed i fabbricati per la manutenzione delle strade o comunque destinati dall'ente proprietario della strada in modo permanente ed esclusivo al servizio della strada e dei suoi utenti. Le pertinenze di servizio sono determinate, secondo le modalita' fissate nel regolamento, dall'ente proprietario della strada in modo che non intralcino la circolazione o limitino la visibilita'.



Nelle Norme di attuazione collegate, leggo inoltre che:

Art. 60 (Art. 24 Codice della strada)
(Ubicazione delle pertinenze di servizio)

Le pertinenze stradali non possono essere ubicate in prossimita' di intersezioni, di fossi, di fermate di mezzi pubblici e lungo tratti di strada in curva o a visibilita' limitata. L'ubicazione delle stesse deve essere tale da consentire un reciproco tempestivo avvistamento tra i conducenti che percorrono la strada e i conducenti in entrata ed in uscita dalla pertinenza medesima; presso le uscite sono vietati siepi e cartelli che impediscono la visuale sulla strada ai conducenti che devono reinserirsi nel traffico....


Mah...sono io che sono ignorante (e potrebbe anche essere), e che fraintendo ciò che leggo...oppure La S.T.A. si è avocata il diritto di farsi da se un nuovo Codice della Strada ???



Mi piacerebbe che il Comune di Roma e i Vigili Urbani mi delucidassero a proposito, perchè di situazioni analoghe a quelle delle mie foto, ne è pieno il quartiere, e, se le dovessi fotografare tutte, credo che non basterebbe lo spazio gentilmente concessomi da Google per contenerle....



Ilmioquartiere @ 19:55 | commenti: commenti (popup)

Sindacati - quando uno perde la pazienza

Archiviato il 28/09/2008 in: fuoridalquartiere

SALERNO — Al confronto, Renato Brunetta è il santo protettore dei sindacalisti. Perché, se con la triplice il ministro della Pubblica amministrazione e dell'Innovazione almeno dialoga e cerca una mediazione, l'imprenditore Rosario Pellegrino, titolare della Pecoplast e presidente del Gruppo plastica e gomma di Confindustria Salerno, ha letteralmente (nel senso che l'ha proprio scritto in una lettera) inviato un «vaffa...» alla Cgil.
L'aver spedito a quel paese il sindacato è, in realtà, il termine più carino utilizzato dal giovane industriale nei confronti dei vertici della Filcem. C'è molto di più nella missiva al vetriolo, datata 19 settembre, che segue una richiesta inviata dalla Cgil qualche giorno prima. Il contenuto della missiva è stato stigmatizzato immediatamente da Confindustria Salerno. Tanto che l'associazione ha proceduto, attraverso il presidente, Agostino Gallozzi, all'espulsione dell'imprenditore.

LA DENUNCIA FILCEM - Prologo dello scontro è una lamentela del sindacato. «Nonostante le continue rassicurazioni — aveva scritto il segretario della Filcem, Giovanni Berritto — continuiamo a registrare una gestione del personale anomala con ricorso a fermate giornaliere dei dipendenti dello stabilimento mentre i lavoratori di una cooperativa prestazione servizio normalmente con la conseguenze che i primi hanno esaurito tutto il montante ferie. Pertanto vi chiediamo un incontro urgente per la verifica della situazione». Queste poche righe hanno scatenato l'ira dell'imprenditore. Che, senza remore verbali, ha risposto via fax inviando — per conoscenza — la dura lettera anche a Confindustria Salerno.

LA LETTERA - «Egregi signori — ha scritto Pellegrino — credo di aver dimostrato in questo ultimo periodo tutta la disponibilità, non ultima anche quella di incentivarvi sulla produttività e sulle presenze al lavoro. Ma ora mi sto rompendo il c... L'azienda è mia e comando io e basta, chi non è d'accordo se ne andasse a f... e verrà anche ringraziato. Se l'organizzazione sindacale, che dovrebbe difendere i posti di lavoro, pensasse di comportarsi con me come con Alitalia, gli rammento che io mi chiamo Pellegrino e non Colaninno. Vi mando non solo a f..., vi caccio fuori a calci nel sedere e vi sputo pure in faccia. Spero di essere stato molto chiaro e conciso e non ho niente da dirvi su queste stronzate. Il periodo del terrore e delle minacce, cari signori, è finito da diverso tempo. Dovete pensare a lavorare e basta».
Inutile pensare che la lettera sia stata uno sfogo momentaneo. Tutt'altro. Pellegrino, tre giorni dopo averla spedita, non solo si riconosce in quello che ha scritto ma, dopo averci meditato su, ne è ancora più convinto.
ESPULSIONE - Ma Confindustria non la pensa allo stesso modo e il presidente degli industriali di Salerno ha deciso: è incompatibile con noi.

di Felice Naddeo (Corriere del Mezzogiorno)

Ilmioquartiere @ 18:38 | commenti: commenti (popup)



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