Il futuro dell'Europa Cristiana
Oggi ci sono in Europa dei fenomeni che suscitano gravi preoccupazioni per la sua identità cristiana. La religione islamica e insieme il «fondamentalismo» islamico si diffondono velocemente in Europa. Νon si tratta di esaltazione dei pericoli, ma di una costatazione del vero pericolo dell'integrismo islamico in Europa. L'islamismo tende progressivamente e pazientemente a sostituire il cristianesimo in Europa, mentre nei paesi islamici sempre maggiormente i cristiani sono costretti ad abbandonare questi paesi. È facile l'alterazione degli europei dall'Islam, religione fanaticamente unita e in nessun modo vulnerabile dal modernismo. Ι musulmani non accettano in nessun modo inserirsi nelle societàa che li ospita, invece riescono a imporre i loro usi e costumi dovunque, nelle scuole pubbliche, nelle istituzioni e in genere nella vita sociale d'Europa. D'altro lato, parte dei cristiani europei, stanchi dal modernismo, l'inerzia, la staticità e le divisioni delle loro Chiese, ricorrono spesso a delle ricerche ed esperienze in religioni non cristiane. Νon è necessario viaggiare in terre lontane, le hanno vicine. Ιl problema delle Chiese è pastorale e deve essere affrontato con urgente collaborazione tra le Chiese Europee, nel contesto, come si è detto, del rispetto della libertà religiosa di ciascun cittadino. La prospettiva dell'entrata della Turchia nella Comunità Europea e immediata, e ciò porterà ufficialmente e istituzionalmente l'Islamismo nei paesi d'Europa.A riguardo vogliamo ricordare ciò che disse S.E. il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della congregazione per la dottrina della fede , sull'ingresso della Turchia in U.E.
A “Le Figaro Magazine”, intervistato da Sophie de Ravinel, il futuro Benedetto XVI dichiarò :
“L'Europa è un continente culturale e non geografico. È la sua cultura che le dona una identità comune. Le radici che hanno formato e permesso la formazione di questo continente sono quelle del cristianesimo. [...] In questo senso, la Turchia ha sempre rappresentato nel corso della storia un altro continente, in permanente contrasto con l'Europa. Ci sono state le guerre con l'impero bizantino, la caduta di Constantinopoli, le guerre balcaniche e la minaccia per Vienna e l'Austria. Penso quindi questo: sarebbe un errore identificare i due continenti. Significherebbe una perdita di ricchezza la scomparsa della cultura in favore dei benefici in campo economico. La Turchia, che si considera uno stato laico, ma fondato sull'islam, potrebbe tentare di dar vita a un continente culturale con alcuni paesi arabi vicini e divenire così la protagonista di una cultura che possieda la propria identità, ma che sia in comunione con i grandi valori umanisti che noi tutti dovremmo riconoscere. Questa idea non si oppone a forme di associazione e di collaborazione stretta e amichevole con l'Europa e permetterebbe il sorgere di una forza comune che si opponga a qualsiasi forma di fondamentalismo”.
E ha ribadito nel successivo discorso a Velletri, secondo quanto riferito da “Il Giornale del Popolo” e da un dispaccio dell’Ansa del 20 settembre:
“Storicamente e culturalmente la Turchia ha poco da spartire con l'Europa: perciò sarebbe un errore grande inglobarla nell'Unione Europea. Meglio sarebbe se la Turchia facesse da ponte tra Europa e mondo arabo oppure formasse un suo continente culturale insieme con esso. L'Europa non è un concetto geografico, ma culturale, formatosi in un percorso storico anche conflittuale imperniato sulla fede cristiana, ed è un fatto che l'impero ottomano è sempre stato in contrapposizione con l'Europa. Anche se Kemal Ataturk negli anni Venti ha costruito una Turchia laica, essa resta il nucleo dell'antico impero ottomano, ha un fondamento islamico e quindi è molto diversa dall'Europa che pure è un insieme di stati laici ma con fondamento cristiano, anche se oggi sembrano ingiustificatamente negarlo. Perciò l'ingresso della Turchia nell’UE sarebbe antistorico”.

La battaglia di Lepanto

L'assedio di Vienna










