Buon Anno 2009
Dedicato a tutti quelli...che non sanno stare nel branco.
A U G U R I

Dedicato a tutti quelli...che non sanno stare nel branco.
A U G U R I

Visto le notizie che ci giungono dal Mondo e dallo stivale , pubblichiamo un foto controcorrente di questi tempi , come se non fossero passati Duemila anni.

Presepe una nostra tradizione
ANCHE LORO SONO ITALIANE
Quando c'era Vuolter in Campidoglio , c'era la moda delle maxi foto dei nostri compatrioti rapiti su i vari fronti di guerra , le due Simone , Daniele Mastrogiacomo , Clementina Cantoni , la Sgrena appelli , dibbatti petizioni , Gino Strada che con Emergency recupera l'inviato di Repubblica lasciando l'interpetre in mano dei tagliagole afgani , proibendo inoltre l'intervento delle nostre truppe speciali per la liberazione dell'ostaggio, poi ci sono i rapiti , di nessuno , nel senso e chi li conosce ? Il loro problema è che le loro loro onlus sono cattoliche e non hanno frequentano redazioni di sinistra , non sono dei cattolici "democratici" , non vanno a cena con Gino Strada , e per cui nessuno ne parla , per le redazioni dei giornali borghesi non fanno notizia . Solo ieri il Papa Benedetto XVI a ricordato a noi tutti delle due suore rapite in Kenya e portate in Somalia , tra i tagliagole amici di Al Queida. Speriamo che il nostro governo , intervenga in modo deciso , sono passati ormai quaranta giorni , dimostriamo che non ci sono rapiti di serie A e di serie B , ma solo cittadini italiani.La missione Foucauld, dove operavano le due religiose, è un’oasi cristiana in una regione che è amministrata sia sul piano politico che su quello religioso da autorità islamiche. La diocesi di Garissa è costituita, come buona parte del Kenya settentrionale, da popolazioni che subiscono l’influenza del vicino stato somalo ed è abitata e raggiunta, con sempre maggiore frequenza, da profughi in fuga dal disastrato Corno d’Africa. L’opera di terrore e destabilizzazione prosegue in Somalia contro chiunque provi a portare aiuto o testimoniare sulla terribile condizioni dei profughi somali. Suor Caterina e Suor Teresa si aggiungono all’elenco che vede ancora nelle mani dei ribelli islamici due reporter (una canadese e uno australiano), un medico tedesco e un’infermiera olandese della Ong francese “Medicins du Monde”, e altre decine di operatori africani. Solo in ottobre sono stati più di cento gli attacchi contro le organizzazioni umanitarie, alcune delle quali hanno preferito lasciare la Somalia.
«La fidanzata mia in questo momento è il Comune di Roma...». E' una delle frasi dell'imprenditore Alfredo Romeo, finito in carcere nei giorni scorsi nell’ambito dell’inchiesta della procura di Napoli sul Global service dell'amministrazione comunale campana che emergono dalle intercettazioni contenute negli atti dell’indagine dei pm napoletani e che presto diventeranno oggetto di un nuovo fascicolo, affidato all’ufficio inquirente della Capitale.
La trasmissione degli atti è imminente. Questione di giorni, se non di ore. Già da lunedì le carte potrebbero partire per Roma. I faldoni finiranno sulla scrivania del procuratore Giovanni Ferrara e del sostituto Sergio Colaiocco, cui verranno delegate le indagini. Ovviamente la Procura di Roma si muoverà in maniera autonoma rispetto alle scelte già operate dai pm di Napoli - i sostituti Vincenzo D’Onofrio, Raffaello Falcone e Pierpaolo Filippelli - ma è chiaro che almeno due saranno gli scenari da esplorare: quello dei rapporti tra Romeo e alcuni rappresentanti delle amministrazioni locali romane e le presunte relazionI intessute con alcuni magistrati.
Ecco alcuni stralci delle intercettazioni di Romeo. «Figuratevi - dice l'imprenditore in una telefonata intercettata dalla Dia di Napoli il 27 aprile 2007 - mia moglie si è insospettita, domani mi raggiunge e sta con me qui a Roma perché ha detto: “Voglio proprio sapere chi è questa fidanzata...”. Le ho risposto: stai pure tranquilla, magari ci fosse una donna, la fidanzata mia in questo momento è il Comune di Roma...».
Romeo nella conversazione ci giocava, ma in fondo una verità la diceva al suo interlocutore, l’ingegnere Luigi Piscitelli: gli affari con l’amministrazione capitolina procedevano alla grande, talmente bene da indurre l’immobiliarista casertano a paragonare l’ente locale ad una bella donna da corteggiare. Saranno gli inquirenti a valutare caso per caso le posizioni delle persone citate negli atti dei pm napoletani e a decidere di conseguenza.
Lepore c'è chi vuole intimorirci. Intanto per il pocuratore di Napoli Giovandomenico Lepore sarebbe in atto un tentativo di «delegittimazione» degli inquirenti, con 'obbiettivo di trasferire l'inchiesta sul Global Service a Roma. Tirato in ballo ieri durante l'interrogatorio del colonnello della Guardia
di finanza Vincenzo Mazzucco per una presunta segnalazione fatta all'imprenditore Alfredo Romeo, il procuratore afferma: «Non credo sia un episodio singolo quello di ieri. Qualcosa si sta muovendo per intimorirci, ma non ci riusciranno. L'ufficio è coeso e andremo avanti. Si cerca di sollevare un polverone sulla Procura, di intimorire i magistrati, ma l'inchiesta sugli appalti del comune resterà a Napoli. Ciò deve essere chiaro nel caso in cui fosse questo uno degli scopi del polverone che si sta sollevando in questi giorni sul lavoro della Procura».
In settimana potrebbe essere interrogato nuovamente dai pm Alfredo Romeo e la difesa chiederà che nel prossimo confronto con i magistrati, in sede di interrogatorio investigativo, sia presente ancora anche il gip. L' avvocato Bruno von Arx, legale di Romeo, spiega che il nuovo interrogatorio «sarebbe utile a rispondere in modo più completo a tutto quello che emerge dall'ordinanza». Romeo potrebbe essere interrogato martedì 23 dicembre. Dopo l'interrogatorio del 18 dicembre, durato cinque ore, la difesa aveva fatto presente che l'imprenditore, arrestato a Roma e poi trasferito nel carcere di Poggioreale, aveva avuto il tempo di leggere solo un'ottantina delle circa 600 pagine dell' ordinanza di custodia cautelare.
«Romeo vigilò su congresso Margherita n Puglia». L'ipotesi che l'imprenditore Alfredo Romeo abbia cercato di influenzare l'esito del congresso pugliese della Margherita del marzo 2007 viene avanzata intanto oggi dal giornale La Gazzetta del Mezzogiorno che titola: "Puglia, Romeo cercò di pilotare il congresso della Margherita".
Il giornale pubblica l'intercettazione di una conversazione tra Romeo e il parlamentare Renzo Lusetti contenuta nel provvedimento cautelare emesso dalla magistratura napoletana. Il colloquio risale al 9 aprile 2007 e Lusetti e Romeo - scrive il quotidiano - parlano del congresso regionale della Margherita che si è concluso il 30 marzo e ha lasciato ampi strascichi di polemiche.
Nel corso della conversazione Lusetti fa il nome dell'ex assessore provinciale di Taranto Francesco Carbotti. E Romeo aggiunge: «...l'importante è che può incidere nel... nel cambiare gli equilibri del...».
Lusetti: «embè certo;
Romeo: Della Margherita... ti pare?;
Lusetti: «Speriamo di vincere il congresso».
Il congresso - ricostruisce il quotidiano - fu vinto per pochi voti da Gero Grassi, e Carbotti pare che ebbe un ruolo importante. «Riuscii a portare i voti di 15 delegati su 80», ha raccontato l'ex assessore alla Gazzetta. Ma Carbotti spiega anche che non aveva rapporti con Lusetti dal 2006. «Può essere - conclude - che mi abbia chiamato per chiedermi quanti delegati avevo, ma avrà fatto la stessa telefonata anche ad altri».
Rilanciare i mercati rionali cominciando dalla loro riqualificazione, con oltre 3 milioni e 400 mila euro disponibili dal prossimo gennaio, e dall'assegnazione di circa 580 nuove postazioni in oltre 80 mercati rionali.
Obiettivo 2009, poi, è l'apertura pomeridiana, almeno due volte a settimana, di tutti i mercati della Capitale. Apertura che è di fatto slittata, dopo una serie di annunci, per problemi organizzativi. L'assessore al commercio del Comune Davide Bordoni ha le idee chiare: i mercati sono una risorsa importante per la città, fanno parte di quella cultura e di quella tradizione che non deve andare dispersa. Per questo, per la prima volta in un assestamento di bilancio comunale, sono state messe in campo risorse per la loro riqualificazione.
«Una somma ingente - ha spiegato l'assessore - che servirà a ripulire e rimettere ordine nelle strade utilizzate dai venditori e che sarà disponibile dal prossimo gennaio». In un'ottica di rilancio del settore da oggi è anche aperto il bando che assegna oltre 500 nuove postazioni all'interno di 80 mercati rionali. Accanto ai rappresentanti della categoria dei venditori ambulanti (Upvad-Confcommercio, Confesercenti, Ags), Bordoni ha illustrato ieri l'importanza di questo bando. «Gli operatori lo aspettavano da quattro anni - ha detto l'assessore - e ora abbiamo deciso di assegnare queste nuove postazioni riservando una quota di quelle disponibili ai produttori agricoli propri (15% dei posti) e di aumentare la percentuale dedicata agli artigiani». Che significa anche un'opportunità concreta per incrementare i posti di lavoro. Nei mercati è stata inoltre prevista una quota del 10% riservata alle persone diversamente abili per favorire la creazione di attività commerciali per chi possa sentirsi svantaggiato.
La pubblicità dell'iniziativa sarà assicurata tramite una campagna di affissioni e comunicazione per informare la cittadinanza e in particolare gli operatori del settore.
La novità del bando consiste anche nel fatto di restare aperto e dunque, ha spiegato ancora Bordoni «nei prossimi due anni si potrà partecipare a più riprese». Le richieste possono essere inviate a partire proprio da questa mattina. Prevista la concessione dei posteggi disponibili nei mercati rionali plateatici e coperti e il rilascio delle relative autorizzazioni amministrative. Sarà una Commissione, specificatamente istituita, a valutare le domande e a stilarne la graduatoria.
Gli assegnatari verranno successivamente convocati secondo l'ordine di graduatoria per poter effettuare la scelta del posteggio sulla base del relativo elenco. Soddisfatti i rappresentanti di categoria. Per Gioacchini dell'Upvad-Confcommercio «il bando per le nuove postazioni, ma soprattutto le risorse per la manutenzione dei mercati, sono segno di un'amministrazione attenta ai bisogni della categoria».
Centri commerciali, grattacieli, nuovi uffici, centri direzionali e abitazioni, così sarà modellato il nuovo volto di Roma. Fiumi di cemento conquistano terreni e costantemente nuovi palazzi sorgono in tutte le periferie romane. La capitale sta cambiando molto, il settore dell’edilizia è in fermento, grandi opere sono state realizzate e altre sono in cantiere e in progettazione. “Da qualche anno siamo tornati a costruire ai ritmi degli anni Sessanta”, così commenta Paolo Berdini, docente di urbanistica presso l’Università di Roma Tor Vergata e autore del libro “La città in vendita”, riferendosi alle ricerche economiche del Cresme. I cantieri sorgono con ritmi costruttivi da Italia del dopoguerra ma, sottolinea il professore in una intervista al quotidiano Liberazione pubblicata il 19 luglio, la differenza rispetto al passato è che le opere adesso si progettano in grande.
Proprio sul boom dell’edilizia a Roma la trasmissione “Report” ha dedicato una puntata lo scorso maggio e l’inchiesta rivela che nei prossimi dieci anni si prevede di costruire 70 milioni di metri cubi, ben 1700 nuovi palazzi di 8 piani, su un territorio di 15 mila ettari. Per le grandi imprese di costruzioni sono tempi d’oro. La gran parte dei vasti progetti sono infatti condotti dalle ditte famose nell’edilizia romana come i Caltagirone, Parnasi, Toti, Scarpellini, Bonifaci e Pirelli Re.
Lo scorso luglio nel quartiere Eur è stato inaugurato l’enorme centro commerciale Euroma 2, opera che è stata preceduta negli ultimi anni da altri giganteschi centri commerciali sorti anch’essi nelle periferie della città. Nel novembre 2005 ha aperto le porte Parco Leonardo, sorto tra la via consolare Portuense e l’autostrada Roma Fiumicino. Dopo poco più di un anno nel febbraio 2007 è stato inaugurato il secondo grande centro commerciale, Roma Est, in periferia a Ponte di Nona. Di seguito nel mese di Luglio, a nord della capitale in zona Bufalotta ne viene aperto un altro, Porta di Roma. Le aree circostanti ai centri commerciali nel frattempo subiscono profondi mutamenti in quanto vengono condotti ingenti investimenti edilizi e di continuo sorgono palazzi, appartamenti, uffici. Nuovi quartieri così prendono forma nelle periferie romane.
Nel 1936 fu progettata la costruzione del quartiere Eur, nel quale edifici come Palazzo degli Uffici, Palazzo dei Congressi, Palazzo della Civiltà Italiana dovevano rinnovare Roma ed esaltare il fascismo. A distanza di settanta anni, adesso è la società edile Parsitalia, condotta dalla famiglia Parnasi, a portare avanti la costruzione di un Eur 2, un nuovo quartiere a ridosso del primo Eur precisamente nell’area di Castellaccio. Accanto all’imponente centro commerciare Euroma 2, 800 mila metri cubi di cemento, sorgerà infatti un centro direzionale progettato sul modello del distretto parigino de La Dèfense. Si chiamerà Europarco e dai costruttori viene definito come “il primo business Park di Roma”, cioè un area destinata ad uffici privati e pubblici con spazi commerciali e residenziali.
Qui saranno eretti i primi due grattacieli di Roma, i cosiddetti Eurosky alti 120 metri con 30 piani. Una torre bianca progettata dall’architetto Purini sarà destinata ad appartamenti e un secondo edificio disegnato da Ascarelli ospiterà uffici. Nell’area sottostante ai grattacieli si estenderà poi una piazza enorme di 32 mila metri quadrati, più ampia di piazza Navona. Circonderanno lo spazio uffici, come il nuovo ministero della Sanità, il centro commerciale, parcheggi, alberghi, cinema multisala, ristoranti, bar e negozi. Questo quartiere monumentale, vasto ben 63 ettari, avrà sicuramente un forte impatto sull’intera città, non solo sugli abitanti della zona che vedranno affluire un ingente traffico d’auto. La realizzazione di tale impresa è condotta dai costruttori Parnasi, così come la nuova area residenziale da 70 mila metri cubi che sta sorgendo verso Spinaceto, non lontano quartiere.
Il quartiere Eur vedrà inoltre altri imponenti cambiamenti come la costruzione di un centro congressi, la famosa nuvola di Fuksas, appalto affidato a Condotte, società del gruppo finanziario Ferfina. Il mese scorso poi è stato demolito l’ex velodromo per poter realizzare “la città dell’acqua, del benessere e del fitness”, progetto al quale partecipa la stessa Condotte, oltre a Eur spa. Inoltre un grande edificio con le facciate di vetro disegnato da Piano prenderà il posto delle torri dell’ex ministero delle Finanze e ospiterà uffici, negozi e 400 appartamenti di lusso, un’opera che sarà condotta dai costruttori Toti, Ligresti e Marchini.
Come i Parnasi anche la potente Lamaro Appalti, società dei fratelli Pierluigi e Claudio Toti, sta portando avanti ingenti investimenti edilizi a Roma. La società ha già realizzato grandi imprese, negli anni ’80 la costruzione del centro commerciale Cinecittà Due e, negli ultimi tempi, la Nuova Fiera di Roma estesa su 300 ettari e l’enorme centro commerciale Porta di Roma nel quartiere periferico della Bufalotta. Quest’ultima opera non è solo il frutto di investimenti dei Toti, ma vi è anche la partecipazione dei Caltagirone e Parnansi. Anche tali società sono fortemente interessate ad edificare a Bufalotta, un’area considerata ormai come un vasto territorio da cementificare. Vicino al raccordo anulare e proprio a ridosso del centro commerciale ecco che sta sorgendo un intero quartiere, un progetto che prevede ben circa 5000 nuovi appartamenti.
In tutte le aree circostanti ai grossi centri commerciali sono infatti in fermento gli investimenti edilizi. Anche nella zona Ponte di Nona, in vicinanza al centro Roma Est, cantieri e edifici sorgono così numerosi da aver già formato un nuovo vasto quartiere. I piani prevedono ben 12 mila appartamenti su 167 ettari da strappare all'agro romano per far posto a 40 mila nuovi abitanti. Sono cifre enormi e la realizzazione dei palazzi in questa zona è in gran parte iniziativa dei costruttori Caltagirone e Bonifaci.
Costruire nuovi quartieri in mezzo al nulla costa molto in termini di servizi e trasporti e in più rischiano di diventare dei dormitori, eppure l’edilizia romana procede verso tale direzione, proprio come dimostrano le mosse dei Caltagirone. Verso la metà degli anni '90 sorge lungo la valle di Malafede, tra Roma e Ostia, il cosiddetto “villaggio Caltagirone”, 800 mila metri cubi per 8 mila abitanti. Poi attorno al centro commerciale Parco Leonardo, situato tra Roma e Fiumicino, gli stessi costruttori Caltagirone hanno ancora pianificato in grande. Non si è tenuto conto solo dello shopping, ma è stata progettata un’intera cittadina. Sono presenti nella zona residenziale strade, parcheggi, isole pedonali, piazze, ristoranti, negozi, piste da bowling e il cinema multisala più grande d’Italia, tutto a pochi passi dal centro commerciale, il luogo simbolo.
Il cemento conquista terreni a Roma, nuovi quartieri e grandi opere sono in programma, tutti progetti condotti dai soliti re del mattone della città. L’edilizia avanza in ogni direzione estendendo l’hinterland. Pirelli Re costruisce verso il mare ad Acilia Madonnetta, i Caltagirone investono anche a Paglian Casale e a Tor Pagnotta, Bonifici ottengono aree presso via Flaminia e, nei quartieri presso gli studios di Cinecittà, leader dell’area è invece Sergio Scalpellini.
Di fronte a tale gestione del territorio il professore Paolo Bardini avverte però sui pericoli in agguato in quanto la mancanza di una pianificazione pubblica e i troppi privilegi concessi alle aziende edili comportano gravi conseguenze. Sostiene che la situazione è fuori controllo poiché, essendo rotte le regole urbanistiche, è il privato che decide come e quanto costruire in base alle sue esigenze di ritorno economico e in cambio concede un piccolo tornaconto al Comune: una strada, un giardinetto, un asilo. Infatti è proprio la mancanza di infrastrutture e servizi pubblici e l’assenza di adeguati collegamenti e trasporti che preoccupano gli abitanti, oltre all’aumento del traffico automobilistico che si prospetta lungo le arterie cittadine.
Euroma 2

In questi giorni di festa , chi nel nostro quartiere non fà un giro alla Rinascente di Piazza Fiume , questo edificio rappresenta un classico dell'architettura degli anni 50 - 60 . L’ossatura metallica dell’edificio è impostata su una robusta sottostruttura in cemento armato che, suddivisa in due livelli, ospita i magazzini e gli impianti tecnici e predispone la platea artificiale su cui sono impostati i montanti di acciaio che si innalzano fino al piano di gronda, serrando otto piani di solai. Al primo sguardo La Rinascente si legge come un’architettura semplice e diretta, di trasparente e immediata decifrazione strutturale e compositiva, grazie all’esoscheletro metallico che ne profila il parallelepipedo, su cui risaltano i corrugati pannelli di tamponamento, in graniglia rosata. In realtà l’estroversione dell’ossatura portante è il frutto artificioso di una deliberata ridondanza costruttiva, che risponde più che a una esigenza tecnica, a un’artistica volontà espressiva, tant’è che la spina portante con i pilastri tubolari vi è completamente dissimulata, e tale rimane anche quando si penetra all’interno. Con l’edificio romano della Rinascente Albini e Helg raggiungono uno dei massimi vertici di tecnica, funzionalità commerciale, persuasività espressiva e figurazione urbana della sua attività progettuale.

Scale Rinascente
La Rinascente Piazza Fiume

Vi riporto l'articolo 23bis della famigerata legge 133. E specificatamente - l'art. 23 che consegna l'acqua ai privati. ho messo in evidenza le parti più salienti cercando di dribblare l'abile gioco di taglia e cuci per mitigare la verità nuda e cruda.Prepariamoci a bollette ancora più salate. Chissà cosa ci dice il Sindaco Alemanno .Il recente Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112 - convertito in Legge 6 agosto 2008, n. 133, all’art 23bis, nella parte relativa alle liberalizzazioni in tema di servizi pubblici (Sempre il DL TREMONTI). Beninteso l'art. 23 non c'entra un fico secco con il 23 bis.
Art. 23-bis.
Servizi pubblici locali di rilevanza economica
1. Le disposizioni del presente articolo disciplinano l'affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, in applicazione della disciplina comunitaria e al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonche' di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali e prevalgono sulle relative discipline di settore con esse incompatibili.
2. Il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria, a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi del Trattato che istituisce
4. Nei casi di cui al comma
5. Ferma restando la proprietà pubblica delle reti, la loro gestione può essere affidata a soggetti privati.
6. E' consentito l'affidamento simultaneo con gara di una pluralità di servizi pubblici locali nei casi in cui possa essere dimostrato che tale scelta sia economicamente vantaggiosa. In questo caso la durata dell'affidamento, unica per tutti i servizi, non può essere superiore alla media calcolata sulla base della durata degli affidamenti indicata dalle discipline di settore.
7. Le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle rispettive competenze e d'intesa con
8. Salvo quanto previsto dal comma 10, lettera e) le concessioni relative al servizio idrico integrato rilasciate con procedure diverse dall'evidenza pubblica cessano comunque entro e non oltre la data del 31 dicembre 2010, senza necessità di apposita deliberazione dell'ente affidante. Sono escluse dalla cessazione le concessioni affidate ai sensi del comma 3.
9. I soggetti titolari della gestione di servizi pubblici locali non affidati mediante le procedure competitive di cui al comma 2, nonche' i soggetti cui e' affidata la gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali degli enti locali, qualora separata dall'attività di erogazione dei servizi, non possono acquisire la gestione di servizi ulteriori ovvero in ambiti territoriali diversi, ne' svolgere servizi o attività per altri enti pubblici o privati, ne' direttamente, ne' tramite loro controllanti o altre società che siano da essi controllate o partecipate, ne' partecipando a gare. Il divieto di cui al periodo precedente non si applica alle società quotate in mercati regolamentati. I soggetti affidatari diretti di servizi pubblici locali possono comunque concorrere alla prima gara svolta per l'affidamento, mediante procedura competitiva ad evidenza pubblica, dello specifico servizio già a loro affidato. In ogni caso, entro la data del 31 dicembre 2010, per l'affidamento dei servizi si procede mediante procedura competitiva ad evidenza pubblica.
10. Il Governo, su proposta del Ministro per i rapporti con le regioni ed entro centottanta giorni alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sentita
a) prevedere l'assoggettamento dei soggetti affidatari diretti di servizi pubblici locali al patto di stabilità interno e l'osservanza da parte delle società in house e delle società a partecipazione mista pubblica e privata di procedure ad evidenza pubblica per l'acquisto di beni e servizi e l'assunzione di personale;
b) prevedere, in attuazione dei principi di proporzionalità e di adeguatezza di cui all'articolo 118 della Costituzione, che i comuni con un limitato numero di residenti possano svolgere le funzioni relative alla gestione dei servizi pubblici locali in forma associata;
c) prevedere una netta distinzione tra le funzioni di regolazione e le funzioni di gestione dei servizi pubblici locali, anche attraverso la revisione della disciplina sulle incompatibilità;
d) armonizzare la nuova disciplina e quella di settore applicabile ai diversi servizi pubblici locali, individuando le norme applicabili in via generale per l'affidamento di tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica in materia di rifiuti, trasporti, energia elettrica e gas, nonche' in materia di acqua;
e) disciplinare, per i settori diversi da quello idrico, fermo restando il limite massimo stabilito dall'ordinamento di ciascun settore per la cessazione degli affidamenti effettuati con procedure diverse dall'evidenza pubblica o da quella di cui al comma 3, la fase transitoria, ai fini del progressivo allineamento delle gestioni in essere alle disposizioni di cui al presente articolo, prevedendo tempi differenziati e che gli affidamenti diretti in essere debbano cessare alla scadenza, con esclusione di ogni proroga o rinnovo;
f) prevedere l'applicazione del principio di reciprocità ai fini dell'ammissione alle gare di imprese estere;
g) limitare, secondo criteri di proporzionalità, sussidiarietà orizzontale e razionalità economica, i casi di gestione in regime d'esclusiva dei servizi pubblici locali, liberalizzando le altre attività economiche di prestazione di servizi di interesse generale in ambito locale compatibili con le garanzie di universalità ed accessibilità del servizio pubblico locale;
h) prevedere nella disciplina degli affidamenti idonee forme di ammortamento degli investimenti e una durata degli affidamenti strettamente proporzionale e mai superiore ai tempi di recupero degli investimenti;
i) disciplinare, in ogni caso di subentro, la cessione dei beni, di proprietà del precedente gestore, necessari per la prosecuzione del servizio;
l) prevedere adeguati strumenti di tutela non giurisdizionale anche con riguardo agli utenti dei servizi;
m) individuare espressamente le norme abrogate ai sensi del presente articolo.
12. Restano salve le procedure di affidamento già avviate alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
Sin dal Cinquecento (ad imitazione del palazzo della Cancelleria, tutto in lastre di travertino, e di palazzo Farnese, con ordini di travertino e fondi di laterizio) la pietra ed il laterizio sono presenti sui muri dei palazzi dei signori, mentre per le committenze più modeste - al fine di ottenere gli stessi effetti estetici di decoro con minore spesa - esse sono applicate solo in parte. Per questa ragione nei punti più nevralgici della struttura muraria (cantonali, basamenti, ecc.) vengono posizionati elementi di vero travertino, mentre nelle parti meno soggette al degrado o meno esposte alla vista i due materiali vengono perfettamente imitati con l'intonaco e lo stucco, sui quali un magistrale velo di scialbatura annulla del tutto la differenza tra vero e simulato...
....La percezione visiva della fusione cromatica tra il bianco dorato del travertino e il rosso mattone del laterizio suggeriva quindi per la città il bell'appellativo di "Roma, la città rosa". Quel "dolce colore d'oriental zaffiro" di antica memoria, il "color aria" ("gris del line" o "pavoncello") sui fondi murati tra gli ordini classici in luogo del color laterizio, rappresenta solo un particolare episodio cromatico, circoscritto al Settecento, ed a quegli edifici per i quali l'architetto sentiva forte l'esigenza di smaterializzare e rendere quasi evanescente la scatola muraria, affidando alla magia del colore l'incarico di realizzare un effetto-loggiato, come se al di là del telaio strutturale trasparisse la chiara luce azzurra del cielo o il verde pallido delle lontane colline.
Già nell'Ottocento infatti il Valadier ripropone sui fondi il cromatismo del laterizio a cortina, e da allora, fino a tutto il periodo dell'eclettismo, tutti i toni di questo materiale (vero e simulato) tornano a prendere il sopravvento sui muri romani, nel rispetto della classica impostazione geometrica delle facciate.
Ma in questi ultimi tempi per tutta Roma stiamo assistendo ad un velocissimo processo di "coloritura" che - a parte alcuni felici episodi - rischia di cambiare completamente l'aspetto percettivo cromatico globale della città.
Questo fenomeno si estende indistintamente per tutto il tessuto urbano, da quello rinascimentale e barocco a quello umbertino dell'eclettismo, nel quale i prospetti esterni dell'edilizia pubblica e privata, legata agli schemi tecnologici tradizionali della struttura muraria, erano disegnati nel rispetto della geometria e degli ordini classici, e realizzati con materiale in gran parte simulato, in un corretto cromatismo di superficie.
L'effetto illusionistico ottenuto permetteva così di realizzare, per questa edilizia, un'architettura di apparenza prestigiosa, grazie anche a maestranze altamente specializzate che, di padre in figlio, si tramandavano con antiche ricette di velature, scialbature e brodi vari, i segreti semplici, ma straordinari, di questa tecnica decorativa.
Negli edifici "restaurati" oggi viene negata in tutti i modi la presenza di quegli ordini architettonici in travertino e di quei fondi in laterizio; l'armoniosa bicromia scompare perché gli ordini vengono spesso ricoperti con la stessa tinta dei fondi; alcuni elementi di travertino (colonne, cantonali, portali, ecc.) sono spezzati visivamente in due parti e, mentre quella in vero travertino è lasciata a vista per tutta la sua altezza, la parte simulata in intonaco e stucco viene tinteggiata con un tono diverso, o spesso con il colore dei fondi, falsando così l'unità architettonica del prodotto originario; più spesso questi elementi appaiono "colorati" di bianco, di un bianco che certo nessun travertino ha mai avuto.
Un discorso a parte meriterebbero i basamenti, che a volte vengono tinti di un colore scuro (simulante forse il peperino?), fino ad un'altezza arbitraria, alterando i rapporti geometrici dell'intero prospetto, o, pur nel rispetto della geometria, vengono tinteggiati con colori gratuiti, decisamente errati, come l'arancio del bastione circolare del Quirinale...
....Una situazione analoga si determina negli edifici seriali, a schiera, che costituiscono i grandi isolati, perché l'intonaco viene spesso tinteggiato con colori che diversificano la singola particella edilizia, in una gratuità che ricorda l'aspetto pittoresco delle città di mare, e non certo il cromatismo sfumato, ma ben definito, del laterizio...
....Ma noi non abbiamo nessun diritto di cambiare i valori cromatici degli ordini in rapporto ai piani di fondo, perché una superficie architettonica non è come un abito intercambiabile secondo la moda o il gusto. Proprio perché questa superficie ha un ruolo fondamentale nella composizione di questo spazio, il suo colore è parte integrante dell'armonia compositiva della città, rappresentandone il sentimento e il carattere. E' quindi grande la nostra apprensione quando le impalcature cominciano a coprire un "pezzetto" di questa Roma che, nonostante tutti i difetti, sentiamo nostra ed amiamo come parte integrante della nostra vita.
E' ormai estremamente necessario intervenire - e con urgenza - per porre un argine a tanta libertà interpretativa, perché il fine del restauro cromatico di un edificio non è quello di migliorarne l'estetica, di renderlo "più bello", di "ringiovanirlo", tramite una nuova tinta applicata sulla superficie muraria, ma è quello di ripristinarlo in modo corretto, restituendolo semplicemente alla sua primitiva immagine cromatica... Si tratta di restituire al materiale di superficie (vero o simulato che sia) il suo tono originario, nascosto e mascherato da strati di smog e di tinte applicate erroneamente nel tempo, e individuabili oggi senza problemi, grazie alle tecniche odierne, attraverso analisi stratigrafiche. Si tratta quindi di "restituire" un tono, non di inventare un colore. Anche nel nostro quartiere qualche palazzo ha dei colori impropabili , poi ci sono alcuni che pensano di stare a Capri o Positano vedere per credere.
Un pezzo di Capri a Via Cagliari

Un lontano giorno quando l'Acea non era Spa , il centralino rispondeva : "Acea l'acqua di Roma ", in questi giorni la Giunta comunale ha approvato la delibera con la nuova tariffa media per il consumo di acqua nella capitale. Ne dà notizia l'assessore ai lavori pubblici, Fabrizio Ghera, precisando che, per le utenze domestiche, la tariffa di base e quella agevolata non subiranno aumenti nel triennio 2009-2011. Obiettivo, tutelare le famiglie meno abbienti. Aumenti previsti in base alla legge Galli, invece, per gli alti consumi ("fasce di eccedenza") e per le utenze non domestiche. La finalità, afferma l'assessore, è "promuovere un uso più responsabile e attento di una risorsa preziosa e fondamentale come l'acqua". Nel contempo, prosegue Ghera, Acea ha in cantiere circa 320 milioni d'investimenti, di cui 200 solo su Roma, per fognature, depuratori e nuovi allacci. Peccato che sia la Giunta Comunale che il Sindaco Alemanno , non parlano dei distacchi selvaggi delle utenze idriche da parte dell'ACEA (per una sola bolletta e anche per imorti minimi) , questi distacchi colpiscono in maggioranza le utenze domestiche , a danno proprio delle famiglie meno abbienti , questo in un momento di grave crisi economica , che colpisce i più deboli nella nostra società.

Stiamo ancora aspettando la foto di Piazza Mincio , che il cronista di Libero aveva scambiato per via Alessandria , un amico residente ci ha fornito la foto giusta pubblicata poi su l'edizione romana del Corriere della Sera, peccato che la redazione romana di Libero così solerte per nel seguire i "safari" di un consigliere della PdL non ha trovato il tempo di correggere un errore che portava indirettamente una cattiva immagine a un ristoratore della zona.

Piazza Mincio