Roma c'è il buco o non c'è il buco....

Archiviato il 24/06/2008 in: la mia città

Una volta della matematica  si diceva che non era un'opinione, le cifre non mentono , questo nei casi normali cioè nelle case , negli uffici e a scuola , dove un quattro preso in un compito rimane quattro e certo non si può dire che sia un otto, tutto regolare meno che in politica . Nei mesi scorsi il cittadino medio non riusciva a capire e nessuno ci riusciva a spiegargli se c'era o non c'era il "tesoretto" , se c'era o non c'era il deficit lasciato dal governo Berlusconi, eppure la matematica è scienza esatta , oggi il cittadino romano non riesce a capire se dice la verità Vuolter che dichiara "'Il buco del Comune di Roma e' una delle piu' grandi bufale mediatiche costruite nel corso del tempo per ragioni politiche'  in buona compagnia della vispa Melandri che ribatte "E poi non si accettano lezioni sul bilancio da parte di chi, ricordiamolo, ha fatto depenalizzare il falso in bilancio. Berlusconi" il buon manetta Di Pietro potrebbe dire giustamente ma che ci azzecca il falso in bilancio con il buco di bilancio, però siamo sconvolti come in politica anche una scienza esatta diventa solo un'opinione, a secondo lo si veda da destra oppure da sinistra. A questo punto il cittadino medio che per colpa della crisi cronica a fine mese deve far quadrare il proprio bilancio famigliare, si domanda ma io ho o non ho il buco in bilancio , oppure è vero quello che dice mia moglie e cioè che anche gli altri hanno i buffi e ......tutto va bene.

Ilmioquartiere @ 20:23 | commenti: commenti (1)(popup)

I Misteri di Roma

Archiviato il 23/06/2008 in: la mia città

Stasera la trasmissione "Chi l'ha Visto" ci riporta indietro di un quarto di secolo si riparla del caso Emanuela Orlandi , uno dei più affascinanti misteri di questa nostra città , si riparte dalle rivelazioni della donna del boss della Banda della Magliana Renatino de Pedis (il dandy del noto film Romanzo Criminale)Emanuela Orlandi sarebbe stata consegnata a un sacerdote. E' un'altra circostanza riferita al procuratore aggiunto Italo Ormanni e ai pm Andrea De Gasperis e Simona Maisto dalla ex amante del boss della Banda della Magliana Enrico De Pedis (detto 'Renatino'). Sarebbe stata proprio la donna, sei-sette mesi prima dell'episodio di Torvaianica, ad accompagnare in Bmw la ragazza dal bar del Gianicolo fino al benzinaio del Vaticano. La giovane, a dire della testimone, "non era assolutamente lucida", era "intontita". "Io arrivai li' al bar Gianicolo con una macchina - racconta - . Poi Renato, il signor De Pedis, con cui in quel tempo avevo una relazione, mi disse di prendere un'altra macchina, che era una Bmw e di accompagnarlo  fino a sotto, dove sta il benzinaio del Vaticano, che ci sarebbe stata una macchina targata 'Citta' del Vaticano' che stava aspettando questa ragazza. Io l'accompagnai: cosi' feci. Durante il tragitto non so quanto tempo era passato dal sequestro di Emanuela Orlandi la teste dichiara "Io la identificai come Emanuela Orlandi" Era frastornata, era confusa 'sta ragazza. Si sentiva che non stava bene: piangeva, rideva. Anche se il tragitto e' stato breve, mi sembra che parlava di un certo Paolo, non so se fosse il fratello. Va be', comunque, io quando l'accompagnai c'era un signore con tutte le sembianze di essere un sacerdote, c'aveva il vestito lungo e il cappello con le falde larghe. Scese dalla Mercedes nera, io feci scendere la ragazza: 'Buonasera, lei aspettava me?'. 'Si'. Si', credo proprio di si''. Guardo' la ragazza, prese la ragazza e sali' in macchina sua. Poi, io, dopo che avevo realizzato chi era, dissi, quando tornai su, a Renato: 'A' Rena', ma quella non era L'Orlandi la ragazza scomparsa'. Ha detto: 'Tu, se l'hai riconosciuta e' meglio che non la riconosci, fatti gli affari tuoi'".
  "Di li' a pochi giorni - continua la donna - tentarono di rapire mia figlia. Chiamai immediatamente Renato e mi disse: 'Ma se tu ti sei scordata quello che hai visto non succedera' niente a tua figlia'. In effetti, fino ad oggi devo dire che non le e' successo niente. Pero', e' la prima volta che io dico questo... Ho un po' di timore, perche' e' vero che Renato e' morto, ma ci sono altre persone...", di cui la donna cita i nomi e su cui sono in corso accertamenti.  La testimone prosegue nel suo racconto. Dissi a Renato: 'in mezzo a che impicci m'hai messo'. E lui: 'Nessun impiccio'.  Anche perche' la ragazza arrivo' li' con una signora, con una Renault 5. Mi sembra che fosse la governante della signora Daniela Mobili; faceva le pulizie, si occupava della casa.  Successivamente, la signora Daniela aveva acquistato una casa li'... Insomma, io sapevo che questa ragazza era stata tenuta li''.  I magistrati ritornano sull'appuntamento al Gianicolo per avere piu' dettagli su chi avesse accompagnato Emanuela che la donna aveva riconosciuto ricordandosi del volto che appariva sui diversi manifesti affissi a Roma. "E' scesa dalla macchina con la signora Teresina, questa signora di Ostia, questa governante della Sciattella - precisa la teste. Ho visto un atteggiamento molto affettuoso da parte della signora, pero', nei confronti della ragazza: 'vieni piccola, vieni bella'. 'Va in macchina con la signora che ti riaccompagna in un posto. Poi io ti riaspetto qui, ritorni qui'. Ma ripeto, la ragazza era frastornatissima... intontita... mi nominava questo Paolo, mi sembra, che volesse andare da questo Paolo: 'Ma tu adesso mi porti da Paolo?' ...Stava seduta dietro in macchina... La strada dalle mille curve da' pochi spazi... io come potevo la guardavo. Avevo visto che le avevano tagliato i capelli in maniera oscena, aveva un taglio tutto paro. Si vedeva che era stata fatta una cosa casereccia... Io le ho detto: 'Ma come ti chiami?' 'Emanuela', mi disse. Ripeto, non era assolutamente lucida. Cosciente, pero' non era lucida. Parlava male, trascinava le parole".
  Eancora sui ruoli rivestiti quel giorno: "La Bmw la guidava Sergio". Di quest'ultimo, di eta' compresa tra i ventuno e i ventiquattro anni, la ex amante di De Pedis da' anche una descrizione: "Sara' stato alto, piu' o meno un metro e novanta, era parecchio piu' alto di Renato. Belle spalle, fisico da boxer, da sportivo, insomma. Capelli chiari e occhi verdi-azzurri. Molto riservato. Io lo vedevo sempre, faceva l'autista a Renato. Aveva un'Audi bianca. La Bmw la vidi soltanto in quel frangente li' . Sergio l'aveva portata al bar Gianicolo". La testimone specifica, inoltre, che lei e De Pedis arrivarono al bar Gianicolo a bordo di una A 112 bianca, di proprieta' della donna."Renato e Sergio me la (la ragazza, ndr) misero in macchina piu' che Renato, Sergio prese la ragazza dalle mani di questa signora e la accompagno' nella mia macchina. Poi, io salii in macchina e andai. Mi dissero che alla fine di quella via c'era questo signore che l'aspettava".

Muto come una tomba......

Ilmioquartiere @ 20:47 | commenti: commenti (popup)

Europa mon amour......

Archiviato il 15/06/2008 in: fuoridalquartiere

In questi giorni si è fatto un gran parlare del voto contrario espresso dal popolo irlandese con il suo No al trattato di Lisbona. Per alcuni è stata la sconfitta dell'idea europea , per altri che impropriamente vengono chiamati euro scettici si tratta della vittoria dell'Europa delle nazioni , la sconfitta dell'idea di un Europa della Banca europea , delle direttive europee promulgate senza distinguo, di quella Europa che non ci rappresenta, che non ha nulla di nostro, che non è basata su alcun valore condiviso: che servirà solamente ad ingrassare le tasche di banche d'affari e le multinazionali e dare nuova linfa a una globalizzazione selvaggia.
E tutto questo passerà sulle nostre teste senza che noi si venga interpellati, infatti esclusa l'Irlanda dove per ragioni costituzionali è stato necessario il referendum consultivo , in tutti gli altri stati membri saranno i singoli parlamenti a ratificare l'adesione al trattato.Siamo sicuri che se facessimo un sondaggio, quasi la maggioranza degli interessati non saprebbe cosa prevede il trattato di Lisbona , ma grazie ai  signori dell'Eurocrazia ci troveremo uniti in un Europa che non è la nazione che noi sognavamo , noi volevamo essere padroni di decidere il nostro futuro, di costituire e gestire la nostra economia ed indipendenza sulla base del concetto delle piccole patrie unite, e che grazie alla patria Europa sperimentavano l'autosufficienza economica e il senso di Nazione con le loro radici.
Questo tipo di Europa  potrebbe essere l'unica strada per svincolarsi dal massacro della competizione mondiale,  e dallo stillicidio dell'impossibile concorrenza con i paesi orientali dove vige un capitalismo di stato premiato con le Olimpiadi, che impunemente reprime e massacra il popolo tibetano che rivendica anche con il sangue le sue radici culturali e le sue convinzioni religiose. L'Europa fin qui non ha fatto altro che rincorrere un sistema economico delirante (la crescita infinita e sottostare al ricatto dell'Opec) governata come è dai tecnocrati di Bruxelles e di Francoforte ,dalle banche e del "non posso aumentare i salari perchè Trichet ha paura dell'inflazione, ma le banche possono invece applicare ai loro clienti condizioni da usurai", dai veti incrociati dell'asse franco-tedesco, che impediscono all'Italia di avere un ruolo da protagonista sullo scenario mondiale (vedi conferenza dei 5+1 con l'Iran) .Secondo il nostro pensiero perché l'Europa non sia un vuoto contenitore economico dobbiamo rivendicare l'idea delle origini cattolico-giudaiche a suo tempo furono ripudiate dagli euro burocrati legati agli ideali massonici e agli ideali illuministi, e da quei pilitici europei che per non irritare i paesi di religione islamica e per non porre automaticamte fuori la Turchia neo-integralista dalla richiesta di adesione alla comunità, hanno fatto cancellare dalla bozza di costituzione europea ogni richiamo alle radici . Dobbiamo batterci per  diventare un'alternativa politica e sociale alla dittatura dell'economia: vogliamo un'Europa di piccole nazioni e di popoli liberi ma uniti nel ricordo delle loro origini e delle proprie radici culturali e religiose.

L'Europa delle nostre radici

Lepanto

La battaglia di Lepanto

 

Ilmioquartiere @ 17:19 | commenti: commenti (popup)

Bambole non c'é un euro....

Archiviato il 12/06/2008 in: la mia città
 

In Campidoglio la nuova maggioranza superato il primo stadio di sbigottimento ,  si è vista costretta  per forza di entrare nel merito delle decisioni da prendere. La gran parte del buco finanziario sarà accollato ai turisti. Non è un'idea nuova, anzi era stata voluta già dal governo Prodi che s'era limitato in Finanziaria ad introdurre l'opportunità di applicarla, poi i Comuni avrebbero deciso che fare. Di chi si tratta? A pagare dovrebbero essere i non residenti che prendono alloggio, in via temporanea, in strutture alberghiere, campeggi, villaggi turistici, case vacanza, alloggi agro-turistici e in altre strutture simili. Nessuna tassa per chi alloggia nelle strutture destinate al turismo giovanile, nelle strutture adibite a uso foresteria per lavoratori, nelle comunità alloggio, nelle strutture di assistenza sanitaria, nelle strutture ricettive riguardo a cure sanitarie o all'assistenza a familiari in degenza in strutture sanitarie cittadine. Il secondo pilastro su cui poggerà il piano di rientro sarà la tassa mirata per uno scopo. Serve per realizzare opere pubbliche, interventi di arredo urbano per la sistemazione di parchi e giardini o parcheggi. Viene introdotta anche soltanto in una zona della città se l'opera interessa unicamente quell'area. Il meccanismo introdotto dalla Finanziaria 2007 interveniva sull'Ici, ora visto l’abolizione della tassa sugli immobili bisognerà studiare un nuova soluzione. In ogni caso, sarà necessario inserire un cappello al provvedimento per Roma Capitale.Una parte dei debiti saranno ceduti in modo da liberare in parte la massa critica e sperare che le agenzie di rating siano clementi. Prima però bisognerà quantificare il reale ammontare del debito. Sul quale ormai si favoleggia giorno dopo giorno, miliardo di euro dopo miliardo 4, 7, 10 miliardi. Si parte dal dato certo, quello dichiarato dalla precedente amministrazione: 7 miliardi di euro. «Non c'è un capitolo di bilancio nel quale non ci sia un passivo», spiegano i tecnici dello staff del sindaco. Ormai si parla di una cifra vicina ai 13 miliardi. Se  Alemanno adotterà una linea morbida, di non ostilità nei confronti di Veltroni , sarà attaccato dalla Destra di Storace , se rileverà tutto il passivo senza se e senza ma , prima che nel “buco”  ci metta mano la magistratura, sarà attaccato dall’opposizione che vedrà in questo un attacco al suo leader  Vuolter Veltroni.  E dire che Roma era la città della Notte Bianca, del Festival del Cinema e del modello Roma , sembra passata una vita , invece solo 3 mesi. A pensare che lo slogan elettorale di Vuolter era "si può fare" qualche spiritoso a già modificato la frase in " si è già fatto .....tutto" si lascia all'immaginazione del lettore.....

Ilmioquartiere @ 20:42 | commenti: commenti (popup)

Immigrazione clandestina come funziona in Europa

Archiviato il 08/06/2008 in:

L’Europa fa fronte comune sulle espulsioni dei clandestini. I ministri dell’Interno dei 27 paesi membri dell’Ue hanno approvato un progetto di legge per istituire regole condivise nell’allontanamento degli extracomunitari irregolari. Si va verso un generale inasprimento: in caso di resistenza al rimpatrio, l’immigrato potrà essere obbligato a lasciare l’Unione e a non tornarvi per i successivi cinque anni. In caso di espulsione, le autorità potranno detenere i clandestini per un periodo massimo di sei mesi, prolungabili a 18 in caso di rischio di fuga o di ritardi nel rilascio dei documenti necessari. Nelle nuove regole è stata inserita anche una forma di tutela per gli stranieri: obbligatoria l’assistenza giudiziaria alle persone espulse.
Per essere approvato, il progetto di legge europeo dovrà passare l’esame dell’Europarlamento, dove arriverà il 16 giugno. Si preannuncia un dibattito infuocato. L’obiettivo è arrivare ad uno standard condiviso, per superare la Babele attuale. In tutta Europa si calcola ci siano 174 centri di accoglienza temporanea, ma le loro condizioni e i tempi di detenzione variano: non esiste un regolamento comune, come si può leggere nel rapporto del Dipartimento Diritti Civili e Affari Costituzionali del Parlamento europeo presentato nel dicembre 2007. Vediamo come si sono regolati i grandi stati Europei, Italia esclusa:

Francia: Nicolas Sarkozy già da ministro dell’interno ha fatto della lotta all’immigrazione clandestina uno dei suoi cavalli di battaglia: nel 2005 ha introdotto una rigida regolamentazione degli ingressi. è stata istituita la schedatura di tutti coloro che fanno richiesta di visti o permessi di soggiorno attraverso impronte digitali e dati biometrici. La “carta di residenza” viene concessa dopo cinque anni in Francia e, requisito fondamentale per ottenerla, è la conoscenza della lingua e dei principi della Repubblica. La detenzione amministrativa in attesa dell’espulsione dal Paese è stata aumentata da 12 a 32 giorni. In Francia ci sono centri aperti (i Cada) per assistenza durante la richiesta d’asilo e centri chiusi per la detenzione di chi viene arrestato (chi è rimasto sul territorio senza permesso, i sans papier, può essere condannato sino a un anno di carcere). Le espulsioni sono state circa 23mila nel 2007.

Spagna: Con Aznar prima, e Zapatero poi, ha adottato un ingente sistema di sorveglianza delle frontiere esterne. Dal 2000, inoltre, il governo di Madrid ha stabilito una rigida programmazione dei flussi, ha previsto sanzioni amministrative per chi favorisce l’immigrazione clandestina (compresi i datori di lavoro), oltre all’immediata espulsione degli stranieri residenti illegalmente. Il governo socialista ha agito su due binari: se da un lato ha punito gli ingressi, dall’altro ha regolarizzato quote massicce di lavoratori. Per entrare nel territorio spagnolo serve la prova di avere sufficienti mezzi di sostentamento per la durata del soggiorno. I Cie (Centro de internamento extranjeros) si trovano nelle vicinanze delle principali città e il limite massimo di permanenza è fissato in 40 giorni. Ma i clandestini possono essere arrestati all’uscita per prolungarne la permanenza. Alle Canarie e a Ceuta e Melilla, le enclave africane della Spagna, si trovano invece i Ceti (Centro de estancia temporal) dove vengono rinchiusi gli immigrati che varcano il confine o arrivano via mare. Il 90% di questi viene espulso, la Spagna è il Paese che fa più ricorso ai rimpatri forzati, più di 40mila ogni anno.

Germania: è il Paese europeo che ha più immigrati, quasi sette milioni. Dal 2005 ha avviato una politica di incoraggiamento dell’immigrazione qualificata, che consente di ottenere la residenza e il permesso di lavoro fin dall’inizio. Requisito essenziale: avere una concreta offerta di lavoro e il permesso dall’Agenzia tedesca per l’impiego. Molti dei Paesi da cui provengono gli immigrati tedeschi sono entrati o stanno per entrare nell’Ue, quindi non sono più extracomunitari. In Germania esiste il reato di immigrazione clandestina, che è punito con la reclusione fino a tre anni in caso di recidiva. I centri di identificazione sono in prossimità degli aeroporti, ci sono poi circa 32 centri di detenzione in cui il periodo di permanenza prima dell’espulsione può essere esteso sino a 18 mesi. Lo straniero può essere detenuto per sei settimane anche mentre è in attesa della decisione sull’espulsione.

Gran Bretagna: Il Regno Unito ha introdotto una politica migratoria indirizzata ai lavoratori più qualificati, in cui le pratiche per i richiedenti asilo seguono un processo più veloce.Tutti gli altri ne sono invece scoraggiati. Esiste un sistema a punti: secondo l’età, la situazione finanziaria, il livello di istruzione, le eventuali qualifiche e la conoscenza della lingua inglese. C’è poi l’obbligo, che decade solo per gli iperqualificati, di presentare un certificato di sponsorizzazione. Sono previsti l’arresto e sanzioni amministrative per chi ha documenti falsi, ma anche per i datori di lavoro di irregolari. Le persone fermate alla frontiera (inclusi i minorenni accompagnati) sono detenute in appositi centri gestiti da privati per conto del BIA (border and immigration agency), in attesa di espulsione. Non esiste un termine di tempo definito per questi periodi.

Grecia: è una delle porte dell’Europa più esposte ai flussi migratori di Medio Oriente e Africa. La polizia ha il controllo della detenzione amministrativa e tutti gli immigrati arrestati vengono trattenuti nelle stazioni di polizia ai confini, nelle normali prigioni e in centri appositi che si trovano soprattutto nelle isole della costa turca e al confine con la Bulgaria. Lo stato di questi campi di raccolta, in cui il limite di permanenza teorico è di 3 mesi, è stato pesantemente criticato dalle organizzazioni umanitarie per le condizioni igieniche, il sovrappopolamento, la mancanza di assistenza legale e sanitaria. Meno del 2% delle domande di asilo viene accolto, eppure il numero di stranieri residenti in Grecia è molto alto, in rapporto alla popolazione.

tratto da Panorama - Emanuele Rossi

Ilmioquartiere @ 22:42 | commenti: commenti (popup)

L'Occidente vincerà lo scontro di civiltà ?

Archiviato il 07/06/2008 in: fuoridalquartiere

Proviamo ad analizzare lo scenario peggiore possibile. Cosa potrebbe succedere nei prossimi decenni se i musulmani, quando gli equilibri demografici saranno per loro più favorevoli, scatenassero il jihad armato in Europa, dando luogo ad una escalation di violenze, atti terroristici, insurrezioni o addirittura ad una vera e propria guerra civile?

Secondo il commentatore americano Ralph Peters, se gli europei (che malgrado tutto rimangono in netto vantaggio per quanto riguarda l’economia, la tecnologia, la scienza, la forza militare) si sentiranno realmente minacciati nella propria incolumità, lasceranno perdere tutti i bla bla multiculturalisti, reagiranno nella maniera più decisa, e non esiteranno ad espellere in massa gli islamici dall’Europa.

A meno che gli islamici non siano in grado di prendere il controllo in pochissimo tempo di tutto il continente, prevenendo una reazione ostile della popolazione autoctona, al primo accenno di problemi si troverebbero circondati da una popolazione ostile e privati del supporto dello stato sociale che permette a molti estremisti di vivere alle spalle della popolazione pacifica e di dedicarsi a tempo pieno al terrorismo. Le eventuali enclavi musulmane non sarebbero economicamente autosufficienti, perché verrebbero tagliate fuori dal mondo esterno, senza materie prima e senza possibilità di commerciare. Se anche si formassero, potrebbero durare poco (come le Krajine serbe o i regni crociati in Terrasanta).

Per di più, data la stagnazione economica e scientifica del mondo musulmano, è probabile che nel prossimo futuro le tecnologie militari modificheranno ancor di più la situazione militare a vantaggio dell’Occidente. Se l’Europa fosse sotto un pericoloso attacco islamico, anche una popolazione invecchiata ed esigua, ma tecnologicamente progredita, potrebbe prevalere sul campo di battaglia. Si aggiunga che, per ragioni storiche e strategiche, gli Stati Uniti non permetterebbero mai che l’Europa cadesse sotto il dominio della Mezzaluna, e quasi sicuramente interverrebbero in soccorso dei resistenti europei come durante la seconda guerra mondiale.

Un’altra tecnologia chiave che potrebbe svilupparsi in maniera inaspettata è la capacità di aumentare la durata media dell’aspettativa di vita attiva degli individui. Già ora l’aspettativa di vita cresce circa un anno ogni quattro, e le capacità fisiche delle persone anziane migliorano. Queste tecnologie sono relativamente costose e potranno essere alla portata solo di economie sviluppate. Questo implica che l’invecchiata popolazione autoctona europea tra venti o trent’anni potrebbe essere molto meno invalida di quello che si pensa oggi. La popolazione islamica, d’altro canto, se non è in grado di produrre un’economia efficiente non sarà in grado di pagare per le stesse tecnologie (anzi, per averle dipenderà dall’Occidente, proprio come avviene oggi per molti farmaci moderni).

L’attuale potere dell’Islam deriva quasi unicamente dal petrolio, i cui proventi gli permettono di finanziare il proselitismo e il terrorismo in tutto il mondo. Il mondo islamico però è sottosviluppato, e non produce nient’altro di significativo. Anche per lo sfruttamento del petrolio è dipendente dalle conoscenze tecniche occidentali, e i giacimenti più proficui e più facili da sfruttare si stanno esaurendo. Quando avrà consumato tutto il suo tesoro, il mondo islamico si ritroverà ancor più povero di prima. Difficilmente avrà le risorse per conquistare l’Europa o per mantenere il controllo sul suo territorio.

Queste considerazioni spingono i fondamentalisti ad agire con estrema urgenza, ma la loro impazienza potrebbe costargli la vittoria. Può darsi infatti che i jidahisti abbiano scatenato troppo presto la guerra santa, suscitando anzitempo una possibile reazione dell’Occidente. L’abbandono della strategia araba della taqiyya, cioè della dissimulazione delle proprie intenzioni, potrebbe rappresentare lo stesso tipo di errore che commisero i giapponesi quando attaccarono gli americani a Pearl Harbor.

Attualmente il vecchio continente si trova nel punto più basso di una fase depressiva, ma forse il confronto con l’islam è proprio ciò che serve agli europei per rivitalizzare la propria civiltà. Le crisi sono sempre rivelate da una sfida proveniente dall’esterno, e per questo oggi l’Europa si trova costretta ad interrogarsi sui fondamenti della propria cultura e a rivalutare gli aspetti positivi, a lungo trascurati, della propria eredità cristiana. Senza la sfida “provvidenziale” lanciata dall’islam, gli europei sarebbero probabilmente rimasti nel proprio torpore decadente, invece di riscoprire la propria identità, affrontare la realtà e prendere le adeguate contromisure.

La storia del XX secolo ha dimostrato che i sistemi ideologici totalitari, pur apparendo dall’esterno solidi e indistruttibili, sono in realtà così rigidi che, quando entrano in crisi, crollano rapidamente e completamente. Lo stesso potrebbe accadere con l’Islamismo radicale, che mancando della flessibilità necessaria per affrontare le sfide del mondo moderno, potrebbe uscirne disintegrato. Secondo Ali Sina, un intellettuale iraniano ex musulmano che sta organizzando un movimento mondiale di apostati dalla religione islamica attraverso il sito www.faithfreedom.org, “l’islam è un castello di carte che crollerà se sufficientemente spinto, e potremo assistere alla sua scomparsa entro qualche decennio”.

Noi europei siamo i fortunati eredi della civiltà che ha prodotto la quasi totalità delle più grandi creazioni intellettuali della storia umana. È necessario però che la religione che ha originato questa civiltà unica sia vivificata, perché la scienza, la filosofia, l’arte e la libertà che tanto apprezziamo, se private dei loro fondamenti culturali originari, sono destinate ad evaporare.

In questa prova cruciale il secolarismo è uno degli ostacoli maggiori, perché incoraggia la denatalità, la mancanza di fiducia, i dubbi e l’apatia. Nell’attuale crisi spirituale dell’Europa il relativismo rappresenta la stessa fatale debolezza del politeismo degli abitanti della Mecca del settimo secolo, che troppo a lungo tollerarono Maometto entro le mura della città, e ne furono poi conquistati. Il multiculturalismo e l’egualitarismo devono essere screditati se l’Europa vuole sopravvivere, perché fino a quando l’ideologia dominante imporrà l’idea che tutte le culture sono uguali, sarà impossibile organizzare una difesa della civiltà occidentale.

L’Europa non diventerà Eurabia, perché dispone ancora di un immenso patrimonio morale e culturale dal quale attingere. Sono queste le ragioni di speranza che Tony Blankley offre ai lettori del suo appassionante libro - L'Ultima chance dell'Occidente - Ed. Rubbettino €. 15,00

 Donna islamica

 Attentato a chiesa cristiana

 

Ilmioquartiere @ 19:11 | commenti: commenti (popup)

La fine dei centri storici

Archiviato il 07/06/2008 in: la mia città

Tutte le strade portano a Roma, anche quelle dell’abbandono del centro storico per una colonizzazione selvaggia della campagna. Il caso della capitale riassume gli aspetti problematici e anticipa l’evoluzione probabile delle altre città, se non si riuscisse ad invertire la tendenza: i processi di terziarizzazione, la grande distribuzione commerciale, l’aumento dell’offerta ricettiva turistica e la crescita della domanda di case da parte di studenti e immigrati con conseguente spopolamento del centro. Basta fare un giro nel Centro storico della nostra città tra Piazza Navona e Campo de’Fiori la sera. Deserti e al buio i palazzi utilizzati del potere e degli affari utilizzati solo per uffici e negozi, affollati di turisti “mordi e fuggi” i rumorosi pub maledetti dai pochi (e insonni) residenti.

“La popolazione non solo è scesa nel cuore antico della città a livelli di allarme (da 370.000 abitanti a 120.000 in cinquant’anni) - precisa Paolo Berdini - ma ha vuotato anche i quartieri storici, e cioè le zone comprese all’interno dell’anello ferroviario. Da un decennio, poi, scende vistosamente anche la popolazione delle aree situate tra l’anello ferroviario e il grande raccordo anulare”. In altre parole, quella che fino a pochi anni fa era la periferia “speculativa” di Roma comincia ad essere essa stessa proibitiva per gli abitanti. Centinaia di migliaia di persone che lavorano in centro prendono casa nei comuni limitrofi: Fiumicino, Guidonia, Tivoli, l’area di Bracciano, si saldano col cemento alla città eterna formando una conurbazione fino a pochi anni fa tipica di realtà urbane “uniche” come Napoli. La conseguenza più evidente è lo spaventoso consumo di suolo agrosilvopastorale, di spazio verde. Lo splendido agro romano, decantato da tanti letterati, artisti e poeti nei secoli rischia di scomparire divorato dai 15.000 ettari di cemento previsti dal nuovo piano regolatore generale di Roma. Il fenomeno non riguarda solo la capitale: Secondo il Wwf, ogni anno dai 50.000 ai 100.000 ettari vengono sottratti al patrimonio agricolo e boschivo per essere ricoperti di cemento e di asfalto. Nell’arco di un ventennio (nella migliore delle ipotesi) perderemo dunque tanta terra agricola e forestale, per una superficie pari a quella della Puglia. Una conseguenza apparentemente meno diretta ma altrettanto allarmante dello svuotamento dei centri storici è l’aumento dell’inquinamento: sempre più persone sono costrette a spostarsi in macchina per raggiungere il posto di lavoro, per fare la spesa, per andare al cinema, con conseguente aumento di sostanze nocive nell’atmosfera.

Al di là dei numeri, dei dati statistici, quello che sta avvenendo nelle città italiane è tanto semplice quanto allarmante: i centri storici si spopolano di residenti, e si trasformano in contenitori di uffici e negozi di giorno e in “divertimentifici” di notte. I prezzi proibitivi degli alloggi spingono gli abitanti in periferia, dove è necessario costruire dal nulla quartieri e servizi per i nuovi arrivati, consumando rapidamente aree verdi e splendidi paesaggi. Il variegato tessuto connettivo della convivenza sociale che ha formato borghi e città nei secoli si sfalda cedendo il posto a villette e palazzoni collegate da superstrade e centri commerciali.

La sconfitta del centro-sinistra e del suo modello Roma  nell'ultima tornata elettorale di  conseguenza  , ha avviato una riflessione su questo modello, evidenziando, sotto l’immagine di una città moderna, mediatica e affascinante, una realtà fatta di vecchi e nuovi problemi irrisolti: la cementificazione e il consumo del territorio, il caos del traffico e del trasporto, il problema abitativo, lo smarrimento e l'impreparazione ad affrontare i problemi dei migranti e dell'ambiente, l’alta concentrazione di precariato, sacche di povertà e di disagi, l’abbandono, la violenza.
Una modernizzazione senza modernità, in cui gli eventi fastosi che richiamano milioni di persone sono utili solo a distogliere gli sguardi da una cultura di governo subalterna al potere dell’economia e dell’omologazione consumistica, e che lascia il potere decisionale sulle sorti della città in mano alla proprietà immobiliare.

Per sapere le regole del cemento selvaggio , che hanno portato a parlare di nuovo "Sacco di Roma" è opportuno leggere un bel saggio scritto dall'Ing. Paolo Berdini - La città in Vendita - Ed. Donzelli prezzo €. 25.

Ilmioquartiere @ 18:09 | commenti: commenti (popup)

ICI 2008 COSA FARE

Archiviato il 07/06/2008 in: la mia città

Via l'Ici prima casa anche a Roma, come previsto dal decreto legge n. 93 del 29 maggio 2008 – che elimina l'imposta per l' "abitazione principale", ovvero l'immobile in cui il proprietario abita e ha la propria residenza anagrafica –. Lo comunica il Dipartimento Entrate del Comune, precisando che la norma non ha valore retroattivo e vale, quindi, solo per gli importi a partire dal 2008.

Già in occasione dell'acconto del 16 giugno, dunque, i proprietari di sola prima casa non dovranno più pagare l'imposta, mentre chi possiede diversi immobili non dovrà considerare l'abitazione principale nel calcolo Ici. Da ricordare, inoltre, che anche i locali strettamente pertinenti all'abitazione principale – box o posto auto, più una cantina o una soffitta – non pagano l'Ici, anche se registrati separatamente al catasto.

Continuano invece a pagare l'Ici le prime case accatastate in categoria A1, A8, A9 (abitazioni di lusso, ville, castelli), alle quali continuerà ad essere applicata la detrazione annuale di 103,29 euro.

L'esenzione è invece estesa ai seguenti casi (assimilati all'abitazione principale):
- abitazioni concesse in uso gratuito a parenti e affini (fino al secondo grado) che vi risiedono;
- abitazioni di residenza di soci di cooperative edilizie a proprietà indivisa e abitazioni Ater regolarmente assegnate;
- abitazioni di proprietà di disabili e anziani ricoverati o residenti in case di cura o riposo, purché non date in affitto;
- abitazione tenuta a disposizione da un cittadino italiano residente all'estero, purché non affittata;
- abitazione di proprietà di coniugi separati, anche per il coniuge non assegnatario che non possiede un'abitazione principale nel territorio comunale;
- unità immobiliare acquistata per essere destinata ad abitazione principale dal proprietario, anche se il proprietario non vi risiede anagraficamente, per un periodo massimo di 12 mesi.

Per tutti gli altri immobili di proprietà, l'Ici resta in vigore e il suo importo dovrà essere calcolato in base alle aliquote 2007 (invariate). La scadenza per il versamento dell'acconto rimane fissata al 16 giugno, quella per il saldo al 16 dicembre. E' comunque possibile pagare l'importo totale in un'unica soluzione, ma sempre entro il 16 giugno.

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Festa della Repubblica

Archiviato il 01/06/2008 in:

Buona Festa della Repubblica

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Ilmioquartiere @ 16:30 | commenti: commenti (1)(popup)



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